Il FV nella Sen, guardare agli strumenti più che agli obiettivi

Di 19 ottobre, 2017News

Il FV nella Sen, guardare agli strumenti più che agli obiettivi

I nodi del degrado del parco, della dimensione degli impianti e dei tempi di realizzazione

 

I recenti dati sulla produzione rinnovabile sembrano tradire quel diffuso (ormai) clima di fiducia e di speranza che l’opinione pubblica, e una parte della classe politica ripongono sulle “nuove” fonti di energia.
I dati del primo semestre 2017 sono questi: rispetto ai primi sei mesi del 2016 la domanda di energia elettrica è aumentata dell’1,4% (segno della ripresa economica in atto) mentre la produzione del 4,9% per sopperire alla riduzione delle importazioni dalla Francia a causa della manutenzione del sistema di produzione nucleare.

Ma, con una certa sorpresa, si assiste a un’inversione, dopo alcuni anni, del contributo delle diverse fonti. I combustibili fossili registrano un aumento di oltre il 13%, mentre le rinnovabili una diminuzione del 6%. Il risultato è un incremento significativo (+6,5%) della produzione della CO2 scaricata in atmosfera dalla produzione elettrica rispetto al 2016 (+2,9 mln ton).
Tra le fonti rinnovabili la causa, (secondo quanto riportato da un rapporto Gse), appare dovuta ad una diminuzione dell’apporto dell’idroelettrico e dell’eolico rispettivamente del 15% e 14% in meno rispetto al primo semestre 2016. Mentre il fotovoltaico registra, unica tra le Fer, un incremento di circa il 12%.
Un semestre, quello dell’anno in corso, che mostra come gli effetti del cambiamento climatico, possano avere impatti molto differenti sulla produzione delle diverse fonti rinnovabili. Che evidenzia anche come, nelle condizioni di carenza di piogge e di conseguente e perdurante siccità, solo la tecnologia fotovoltaica mostri fondamentali caratteristiche di “adattamento territoriale” e di affidabilità produttiva.  Malgrado l’incremento di produzione da fotovoltaico, nel primo trimestre 2017 (dato che a livello annuale si dovrà verificare) emergono invece dati di tendenza più preoccupanti come provato dalla tendenza pluriennale riportata nel recente rapporto del Gse per l’esercizio 2016.
Infatti, dalle analisi del rapporto del gestore si rileva come la produttività media dell’intero parco fotovoltaico italiano (PFI) sia in costante diminuzione: dalle 1.326 ore di utilizzo medio del 2011 alle 1.158 del 2016 pari ad un -12,6%.

Analizzando l’andamento delle ore equivalenti medie annue solamente degli impianti entrati in esercizio nel 2010, a parte le variazioni dovute alle diverse condizioni ambientali, è facilmente individuabile un decremento prestazionale del parco impianti abbastanza rilevante.

 

Figura 1 – Ore equivalenti medie degli impianti FV entrati in esercizio entro il 31/12/2010 (fonte: GSE)

Ma si deve anche tener conto che tra il 2015 ed il 2016 mentre la potenza installata nel 2016 è aumentata in valore assoluto di 382 MW pari a circa il 2% del PFI, la produzione elettrica è diminuita di 838 GWh pari ad un meno 3,6%.
Questo dato “anomalo” è il risultato dell’andamento “fuori trend” del 2015 come si può vedere dalla fig.1.
Approssimando il tasso di degrado a circa un 2% l’anno, la potenza richiesta per mantenere l’energia prodotta costante è di circa 340 MW all’anno.
Sebbene si tratti di un calcolo approssimativo ed effettuato su valori annui mediati a livello nazionale, si è molto vicini ad affermare che l’attuale dimensione della nuova potenza fotovoltaica installata annualmente, pari a 382 MW per il 2016, compensa in produzione i MWh perduti per effetto del continuo degrado annuale. Mantenendo la situazione attuale il nuovo fotovoltaico installato serve unicamente a “contenere” la gran parte del degrado produttivo del PFI.

Se si vuole incrementare nei prossimi anni la produzione elettrica da fotovoltaico secondo gli obiettivi della SEN, l’attuale dimensione del mercato nazionale non è assolutamente sufficiente.
Nei documenti di consultazione sulla SEN l’obiettivo relativo alla potenza installata fotovoltaica considera due scenari: Low 38 GW e High 57 GW. Questi obiettivi sono stati fissati nell’intento di arrivare, nel 2030, a coprire almeno il 50% della domanda di energia elettrica del Paese con le rinnovabili.

Ai fini del nostro ragionamento, ma senza essere troppo distanti dalla realtà, si tratta di mettere in campo da oggi al 2030 circa 1,4 GW di potenza all’anno al netto del degrado. Degrado dal quale non saranno esenti i nuovi 19 GW necessari a raggiungere l’obiettivo minimo della Sen.
Si tratta di una potenza lorda di circa 1,8 GW/anno a partire dal 2018!
Considerando che circa il 100% della nuova potenza installata negli ultimi anni è costituita da impianti di piccola dimensione (e sembra che ci si possa aspettare poco di più dagli impianti di dimensioni medie al di sotto dei 50kW), la “aggiuntiva” su indicata, dovrebbe essere costruita con dimensioni “utility scale”.
Con impianti di dimensione media di 10 MW si tratta di 140 impianti/anno dal 2018 (tra tre mesi!) al 2030!
In termini “fisici” vuol dire destinare circa nuovi 2,600 ha/anno di terreni per i nuovi impianti. Per avere idea a chi ha voglia di fare i conti si tratta di mettere a disposizione terreni pari a circa l’ampiezza del territorio compreso entro il GRA di Roma.

La discussione allora si dovrebbe urgentemente spostare dagli obiettivi agli strumenti.  Misure e strumenti che coinvolgono, ai diversi livelli di competenza (Governo, Ministeri, Authority, Terna, Gse, le rappresentanze delle imprese elettriche, ed altri) il decisore pubblico.
La Sen elenca alcune di queste misure, in gran parte condivisibili, ma i segnali di un passaggio dalle dichiarazioni d’intenti all’attuazione sono deboli e largamente insufficienti.

Non c’è ancora piena consapevolezza dei “numeri”, degli investimenti necessari (che dovranno essere in parte attratti per realizzare il raddoppio ed il mantenimento dell’attuale PFI), ed, in particolare, dei tempi necessari a realizzare anche il programma minimo indicato nella Sen.

Si dovrà anche tener ben presente che il quadro di riferimento economico, finanziario e regolatorio che emergerà dalle misure di attuazione, dovrà anche tenere in considerazione la rimozione delle norme sul recupero dei terreni attualmente occupati dal PFI (e dal suo raddoppio) che, necessariamente, dovranno mantenere l’attuale “destinazione d’uso”.

Pubblicato su Quotidiano Energia il 18 Ottobre 2017

Giovanni Simoni
Ceo Kenergia Srl

L'Autore: Giovanni Simoni

Simoni si occupa professionalmente di energia solare fin dal 1973, anno nel quale ha fondato la prima società di ingegneria nel settore: la "Solar Energy Development" ( S.E.D.) con sede a Londra. La SED per alcuni anni è stata la prima società europea del settore solare e si è occupata unicamente di "solare termico". Attualmente è CEO del Gruppo Kenergia e Presidente di Moroni & Partners.

Scrivi un commento