rendimento impianto fotovoltaico

Come calcolare il rendimento di un impianto fotovoltaico e il valore economico reale? Si può stilare una sorta di “rating degli impianti fotovoltaici”(RPV)? Come facilitare le transazioni di vendita e acquisto di impianti già esistenti?

Sono numerosi i nuovi venditori di impianti costruiti e i possibili acquirenti. Fondi di investimento alla ricerca di strutture di grande dimensione, altri che al termine del proprio ciclo di investimento vogliono vendere il proprio impianto fotovoltaico, altri ancora che entrano in ritardo e cercano buone occasioni in un panorama economico generale con scarse opportunità.

La realtà è quella di un mercato degli impianti fotovoltaici (e non più delle autorizzazioni o dei progetti) in grande crescita nel quale 2000/3000 MW cambieranno proprietà nel giro dei prossimi 18 mesi.

Ogni operazione deve essere assistita da un sistema di valori intrinseci in grado di valutare l’oggetto della transazione. Ma come è possibile dare un valore corrispondente il più possibile alla realtà? Si può stilare una sorta di “rating degli impianti fotovoltaici” (RPV) per facilitare le transazioni?

Queste le domande emergenti dal mercato fotovoltaico per rispondere alle quali occorre mettere insieme gli aspetti qualificanti del problema.

Nella messa a punto di un sistema di rating è evidente l’obiettivo: fornire una sorta di indice del “valore” della affidabilità delle prestazioni economiche dell’impianto nell’arco di tempo della vita economica dello stesso. Le variabili che intervengono sono numerose e nessuna può essere trascurata.

Durata media di un impianto fotovoltaico: fissiamo a 25 anni di vita come dato fisso per la definizione del rating.

La stessa “vita economica” è un’ incognita anche se per la definizione del rating di un impianto fotovoltaico diventa necessario fissare il numero di anni (25) come un dato fisso. Così facendo il problema si “restringe” ad una valutazione prima tecnica e poi economica per un arco di tempo definito.

Un altro tema importante è quello del “momento” nel quale viene emesso il RPV. Si può valutare l’RPV al momento della messa in esercizio dell’impianto fotovoltaico, così come in un momento successivo.

Quando si interviene in momenti successivi (e sarà il caso più frequente nei prossimi anni) si dovrebbe poter disporre dei dati storici di funzionamento.

Ma anche quando si disponesse dei dati storici si deve distinguere di quali dati si tratti. Non basta infatti verificare che la produzione di energia elettrica sia stata quanto si era previsto, ma a quale costo di gestione, con quali interventi manutentivi, in altri termini uno storico reale della vita passata dell’impianto.

E’ ovvio, infatti, che una buona produzione se accompagnata da costi di gestione non programmati, abbassa il fattore RPV.

Per gli impianti nuovi si deve procedere “per analogia” con situazioni simili o attendere una fase di test che non potrà essere minore di 30 giorni.
Si deve diffidare di valutazioni semplicistiche, basate solo sul valore del PR che in genere non sono sufficienti a definire il “valore” dell’impianto.

Il motivo di fondo è che un buon PR può nascondere costi di manutenzione straordinari, ed in genere di gestione, non previsti nei calcoli iniziali.

Non solo dati di produzione e radiazione, ma anche storico degli interventi di manutenzione e il loro costo specifico.

Per “certificare” il livello di qualità da un punto di vista economico è necessario disporre di dati “storici” non solo della produzione e della radiazione incidente, ma anche di quali interventi di manutenzione siano stati effettuati ed a quale costo.

Sono necessari sia i contenuti tecnici degli interventi fatti, sia i loro costi. Non è la stessa cosa verificare che l’impianto si sia staccato dalla rete “n” volte in un anno rispetto al fatto che si sia dovuto cambiare un Inverter o che si sia dovuti intervenire sulla struttura di fissaggio al terreno dei moduli.

Per quanto riguarda i costi si dovrà verificare se questi sono inclusi o meno nei contratti in essere con i manutentori: nel caso non lo fossero questi rappresentano certamente un aggravio sui costi di gestione dell’impianto fotovoltaico (OPEX) che riduce il rendimento dell’investimento effettuato.

Da una prima valutazione su un campione significativo, Kenergia ha valutato che solo l’1% dei grandi impianti in esercizio in Italia dispone direttamente di dati storici sugli interventi di manutenzione.

Per tutti gli altri si potrebbe risalire agli interventi ed ai costi da un’analisi della contabilità delle società proprietarie degli impianti: si arriverebbe ad un risultato comunque con un notevole grado di imprecisione.

Molto dipende dalla tipologia dei contratti di O&M che possono includere la gran parte dei costi straordinari (ma evidentemente in tal caso sono più costosi), ma esiste sempre un ampio settore che resta “scoperto” da ogni contratto.

Anche all’interno dei contratti (che comunque hanno sempre un termine molto inferiore alla vita media degli impianti, in altre parole devono essere rinnovati) la sequenza degli interventi effettuati ed il loro costo risulta determinante nelle valutazioni del parametro RPV.

Analisi dei contratti di manutenzione, interventi preventivati e costi di gestione “non calcolati” fino al 10% per impianto fotovoltaico.

Una “sorpresa” che può essere un esempio di quanto affermo, è quella delle bollette dell’Enel (o delle altre società distributrici) che la società proprietaria riceve per i consumi “ausiliari” dell’impianto. In alcuni casi questi costi “non calcolati” possono incidere fino al 10% del costo dei contratti di manutenzione.

Che sia necessario controllare con la massima attenzione tutte le origini di costi di gestione non preventivati è sempre più evidente con il diminuire contemporaneo delle tariffe Gse e dei costi d’investimento per la realizzazione dell’impianto (CAPEX).

Facciamo un semplice esempio: nel corso di quest’anno il CAPEX per un impianto da 1 MW è sceso fino a 1,5/1,6 milioni di euro. Per lo stesso impianto i costi di gestione (OPEX) sono in genere previsti di circa 66.000 €/anno (che comprendono i costi dell’O&M, le assicurazioni, la guardiania, l’amministrazione e altri costi minori).

Se a tali costi si sommano quelli “imprevisti” che l’esperienza insegna esserci sempre, si può arrivare ad oltre € 80.000/anno. Questo costo va calcolato per tutta la vita dell’impianto ed è ripetitivo: per 25 anni raggiunge la bella somma di 2 milioni di euro.

Pur tenendo conto delle attualizzazioni (2 milioni “spalmati” in 25 anni equivalgono ad oggi a circa la metà) si vede immediatamente che gli OPEX sono relativamente cresciuti fino a raggiungere il 60/70% del CAPEX.

Calo delle tariffe, sviluppo tecnologico, degrado nel tempo della tecnologia impiegata, tutti i fattori che hanno evidenziato la grande importanza di contenere l’OPEX nell’ambito di costi prevedibili.

E’ da questa capacità di contenere entro limiti prefissati i costi di gestione che dipende la “qualità economica” dell’impianto fotovoltaico ed è su questa base che può essere impostato il fattore di rating RPV.

Di Giovanni Simoni

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L'Autore: Giovanni Simoni

Simoni si occupa professionalmente di energia solare fin dal 1973, anno nel quale ha fondato la prima società di ingegneria nel settore: la "Solar Energy Development" ( S.E.D.) con sede a Londra. La SED per alcuni anni è stata la prima società europea del settore solare e si è occupata unicamente di "solare termico". Attualmente è CEO del Gruppo Kenergia e Presidente di Moroni & Partners.

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