“Top Utility” 2026 lancia un messaggio che va oltre la “transizione”. Crisi internazionali e tensioni sulle rotte energetiche, il fotovoltaico e le rinnovabili non è soltanto una scelta ambientale: è una leva concreta per ridurre dipendenze esterne e rafforzare la sicurezza energetica del sistema Italia.
Top Utility, il think tank di Althesys dedicato alle performance delle principali utility italiane, è arrivato alla sua quattordicesima edizione e continua a essere un osservatorio rilevante per capire come si stanno muovendo energia, acqua, gas e rifiuti nel nostro Paese. Quest’anno il messaggio scelto è stato “cambiare per crescere”, ma dietro questa formula si intravede soprattutto un’altra parola: incertezza. Il comunicato ufficiale dice che, guardando al 2026, un terzo delle maggiori utility italiane giudica negativo il contesto geopolitico e un altro terzo lo considera non prevedibile.
Il programma ufficiale dell’edizione 2026 mette insieme imprese, istituzioni e rappresentanti autorevoli del settore, tra cui Utilitalia, la federazione che riunisce le aziende dei servizi pubblici di acqua, ambiente, energia elettrica e gas. Quindi, un osservatorio autorevole dello stato attuale energetico.
Il contesto è conosciuto a tutti: in questi anni l’Europa ha già capito, a caro prezzo, che la dipendenza energetica non è una questione astratta. Dopo l’invasione russa dell’Ucraina, la Commissione europea ha lanciato REPowerEU proprio per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili russi, diversificare le forniture e accelerare la produzione di energia pulita. Non era solo una misura climatica: era già una risposta di sicurezza energetica.
Oggi quel tema torna con un’altra geografia e con un altro combustibile, ma con la stessa fragilità di fondo. Lo Stretto di Hormuz resta uno dei punti più delicati del sistema energetico mondiale: secondo l’IEA (fonte ufficiale a questo link) vi transitano circa 20 milioni di barili al giorno di petrolio e prodotti petroliferi, oltre a una quota vicina al 20% del commercio globale di GNL.
È qui che le fonti Rinnovabili, e a nostro avviso sopratutto il fotovoltaico, assumono sempre più un significato di “protezione” nazionale al di la degli obiettivi ambientali che pure restano significativi per le future generazioni: quindi, non l’idea generica di “fare più rinnovabili”, ma il fatto che in momenti come questi appare sempre più evidente quanto costi avere un sistema ancora incompleto, discontinuo e spesso frenato da burocrazia, incertezza regolatoria e tempi infiniti oltre che incerti.
L’Italia, peraltro, è già in una buona posizione: il GSE certifica (Rapporto Statistico 2024) che a fine 2024 erano in esercizio 1.875.870 impianti per 37.002 MW complessivi, con una crescita del 22% rispetto al 2023. Nel solo 2024 sono entrati in esercizio 6.664 MW e oltre il 24% della nuova potenza installata è arrivata da impianti sopra i 10 MW. Parliamo di una componente strutturale del sistema energetico nazionale, anche nella sua dimensione più grande e industriale.
Nel comunicato ufficiale di Top Utility 2026 si legge che l’incertezza geopolitica pesa già sulle aspettative delle utility e che l’agenda del settore richiede innovazione, certezza regolatoria e iter autorizzativi più rapidi. Nello stesso comunicato, Luca Dal Fabbro, presidente di Utilitalia, richiama la necessità di accelerare su autonomia energetica europea, sviluppo delle rinnovabili, efficienza energetica e diversificazione delle fonti. (Download del Comunicato Ufficiale).
Allora il tema non è soltanto installare di più. È “progettare meglio”, supportare la filiera in modo normativo, arrivare finalmente a un livello di maturità consolidato, meno burocratico e meno esposto a logiche discontinue. In questo senso il fotovoltaico non è “la soluzione a tutto”, ma è certamente una delle poche risposte che abbiamo già in casa. Pronta da subito. Adatta a ridurre shock energetici e, perché no, i prezzi che gravano su consumatori e industrie, in modo ben più consistente di una riduzione di “accise”.
Immagine di copertina generata da AI

