Nel nuovo Global Energy Review 2026, l’IEA fotografa un passaggio che fino a poco tempo fa sembrava ancora teorico: il solare è diventato la prima singola fonte di crescita dell’offerta energetica globale.
Ma il report dice anche un’altra cosa, meno comoda e forse più utile: se la direzione è chiara, il sistema, invece, non è ancora risolto.
Per anni il solare è stato raccontato come una tecnologia in crescita, una promessa sempre più concreta, un tassello destinato a contare di più. Il nuovo Global Energy Review 2026 dell’IEA suggerisce che questo linguaggio, da solo, non basta più. Perché il punto non è tanto che il fotovoltaico stia continuando a crescere. Il punto è che, nel 2025, il solare ha iniziato a pesare davvero nella struttura del sistema energetico globale. Il report è stato pubblicato il 20 aprile 2026 e si presenta come la prima valutazione completa delle tendenze del 2025 su domanda, generazione elettrica, tecnologie ed emissioni.
Il dato che più colpisce è anche quello che cambia il tono della discussione. Nei key findings l’IEA scrive che il solare fotovoltaico è stato la maggiore singola fonte di crescita dell’offerta energetica globale, coprendo oltre il 25% dell’aumento della domanda nel 2025. È la prima volta che una fonte rinnovabile moderna occupa questa posizione. Nello stesso passaggio, il report ricorda anche che le fonti a basse emissioni, nel complesso, hanno coperto quasi il 60% della crescita della domanda mondiale. Non è più soltanto una buona traiettoria. È una soglia che comincia a spostare il quadro.
Un altro passaggio del PDF merita attenzione, perché aiuta a non fermarsi al titolo. L’IEA osserva che nel 2025 la domanda di elettricità è cresciuta di circa il 3%, quindi ben più del doppio rispetto alla domanda energetica complessiva, ferma all’1,3%. È qui che compare una formula molto netta, e non casuale: il mondo, scrive l’Agenzia, è entrato nella “Age of Electricity”
(cit. “Demand for electricity grew at well over twice the rate of energy demand, reaffirming that the world has entered the Age of Electricity.”).
È una definizione forte, ma non retorica. Significa che il baricentro si sta spostando, e che sempre più fenomeni energetici vanno letti dentro questa crescita dell’elettricità, non accanto ad essa.
Nelle pagine dedicate all’evoluzione della generazione elettrica, il report segnala che il solare ha registrato nel 2025 un aumento record di 600 TWh. L’IEA aggiunge che si tratta del più grande incremento annuale di produzione elettrica mai osservato per una singola fonte, al netto dei rimbalzi post-crisi, e che il solo fotovoltaico ha coperto circa il 70% della crescita della generazione elettrica globale. Sono numeri che fanno capire la scala del cambiamento molto meglio di tante formule generiche sulla transizione.
(cit. “The 2025 increase in solar PV of 600 terawatt-hours (TWh) was the largest-ever electricity generation increase by any source in one year, outside of periods of post-crisis recovery. The rise in solar PV alone met around 70% of electricity generation growth.“).
Lo stesso testo chiarisce che i combustibili fossili continuano ancora a fornire più della metà dell’elettricità mondiale e che il carbone resta la maggiore fonte singola, anche se la generazione rinnovabile ormai lo ha quasi raggiunto. È un equilibrio importante da tenere fermo, ma non ancora sufficiente: le emissioni globali di CO2 legate all’energia sono cresciute ancora, anche se solo dello 0,4%, arrivando comunque a un nuovo massimo.
Questo significa che l’avanzata delle tecnologie pulite sta incidendo in modo reale, ma non basta ancora a chiudere il divario tra crescita della domanda, assetto dei sistemi elettrici, condizioni meteorologiche, prezzi dei combustibili e sicurezza energetica.
Non basta dire che il solare cresce. Ormai cresce a un livello tale da incidere sull’intero equilibrio energetico globale. E quando una tecnologia entra davvero nel sistema, cambiano anche i criteri con cui la si deve osservare. Non conta più soltanto quanta capacità si installa. Contano l’integrazione con le reti, la flessibilità del sistema, la qualità delle scelte progettuali, la capacità di reggere condizioni meteorologiche variabili e una domanda elettrica sempre più centrale. E, come accade spesso, la differenza non la fanno gli slogan ma i progetti fatti bene e le regolamentazioni autorizzative.


