La Commissione europea ha firmato il primo accordo tripartito UE dedicato agli accumuli energetici. L’obiettivo è accelerare lo storage tra il 2026 e il 2028, riducendo colli di bottiglia, volatilità dei prezzi e dispersione di energia rinnovabile.
C’è una parola che, nel dibattito sulla transizione energetica, per anni è rimasta un po’ sullo sfondo. Non perché fosse secondaria, ma perché sembrava venire “dopo”: prima gli impianti, prima la nuova potenza rinnovabile, prima il fotovoltaico, l’eolico, le autorizzazioni, le connessioni. Poi, semmai, gli accumuli.
Il primo accordo tripartito europeo sull’energy storage, firmato il 26 giugno 2026 a margine del Consiglio dei ministri dell’Energia a Lussemburgo, sposta invece il tema al centro. La Commissione europea lo presenta come il primo accordo UE di questo tipo dedicato agli accumuli, costruito attorno a governi, sviluppatori di storage e rinnovabili, industria energivora, produttori, banche nazionali e regionali.
Accanto a questo obiettivo generale, c’è un dato politico più immediato: 22 Stati membri hanno assunto impegni per i prossimi due anni, che nel complesso valgono tra 30 e 35 GW di capacità di accumulo. Il documento ufficiale della Commissione precisa anche che 17 Paesi hanno già presentato impegni nazionali, mentre altri 5 dovrebbero farlo entro la fine del 2026. Gli impegni non creano obblighi giuridici vincolanti, ma rappresentano un segnale politico e di mercato, utile soprattutto per dare visibilità agli investitori.
Per fotovoltaico, industria e comunità energetiche, il messaggio è chiaro: la transizione non si misura solo in nuova potenza installata, ma nella capacità di usare meglio l’energia prodotta.

