L’ONU ha pubblicato per la prima volta un rapporto interamente dedicato a rinnovabili, efficienza ed elettrificazione. Più che un’analisi, è una presa di posizione: la transizione è già in atto, conviene economicamente e deve diventare una priorità politica. Ecco cosa dice, e perché è un documento utile anche per chi progetta energia dal basso.


L’ONU cambia passo. Non più solo numeri, avvertimenti, raccomandazioni. Stavolta arriva un vero e proprio “manifesto” energetico: Seizing the Moment of Opportunity (letteralmente: cogliere il momento di opportunità) è il primo rapporto delle Nazioni Unite interamente dedicato al presente – e non al futuro – delle rinnovabili, dell’efficienza energetica e dell’elettrificazione.

Link ufficiale: https://www.un.org/en/climatechange/moment-opportunity-2025

Un documento pubblicato a fine luglio 2025 dall’Ufficio per l’Azione Climatica delle Nazioni Unite, che rappresenta un punto di svolta anche comunicativo: perché dice con chiarezza che la transizione non è una speranza, ma una realtà. E che oggi, più che mai, bisogna agire per “supercaricare” il sistema con investimenti, reti e scelte politiche adeguate.

“L’era dei combustibili fossili sta finendo – e l’età dell’energia pulita è ormai iniziata.” (Rapporto ONU 2025, p.5).

Il rapporto, disponibile qui in PDF ufficiale: https://www.un.org/sites/un2.un.org/files/un-energy-transition-report_2025.pdf racconta una realtà che molti attori locali conoscono bene: il fotovoltaico e l’eolico sono oggi la spina dorsale della crescita elettrica mondiale.

Nel 2023, il 74% della nuova energia elettrica prodotta a livello globale è venuta da fonti rinnovabili. E non è tutto: il 92% della nuova capacità installata è stato green, solare in primis.
Ma quello che conta di più è l’aspetto economico. Il fotovoltaico oggi costa in media il 41% in meno rispetto alla fonte fossile più conveniente. L’eolico addirittura 53% in meno.

“Clean energy investment now surpasses fossil fuels by nearly two to one”
(Gli investimenti in energia pulita superano quasi del doppio quelli nei fossili) (Rapporto ONU 2025, p.11)

Questo rapporto si distingue per un tono dichiaratamente politico e operativo: non si limita a descrivere lo stato delle rinnovabili, ma ne afferma il primato economico e la centralità strategica, offrendo una base concreta anche a chi progetta, investe o comunica nel settore. Un punto fermo che può sostenere le scelte locali e territoriali, spesso frenate da dubbi o incertezze.

Altro punto chiave è la disuguaglianza negli investimenti. L’Africa, ad esempio, ha il 60% del potenziale solare mondiale, ma attira meno del 2% dei capitali globali nel settore.
Per questo, oltre alla transizione, il documento parla di “giustizia energetica”, che coinvolge anche chi promuove comunità energetiche, progetti agrivoltaici, o modelli partecipativi locali. C’è spazio per tutti in questa nuova “era energetica”. Ma serve che le scelte siano coerenti e strutturate.


Immagine di copertina realizzata con strumenti di generazione AI. Non rappresenta un evento reale.

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