Il dossier del Servizio Studi fotografa un Paese che avanza ma resta sotto traiettoria rispetto ai nuovi obiettivi PNIEC: 39,4% di rinnovabili al 2030, con il 63,4% nell’elettrico. La base cresce, lo storage decolla, ma il grosso del lavoro è davanti. Sullo sfondo, i segnali di rallentamento del primo semestre 2025 invitano a difendere il ritmo.
È un documento istituzionale, aggiornato il 6 agosto 2025, pensato per orientare il lavoro parlamentare: in pratica, la “bussola” ufficiale su obiettivi, metodi di calcolo e stato dell’arte delle rinnovabili in Italia. La fonte è il Servizio Studi – Dipartimento Attività Produttive della Camera dei deputati, con versione web e pdf pubblico.
Il messaggio di fondo è semplice. L’Europa ha alzato l’asticella con RED III (42,5% vincolante e 45% indicativo al 2030), l’Italia ha aggiornato il PNIEC e porta l’obiettivo complessivo al 39,4% al 2030, con target settoriali non sommabili fra loro: 63,4% nell’elettrico, 35,9% nel termico, 34,2% nei trasporti. La fotografia degli ultimi anni mostra progressi, ma il trend non segue con continuità la nuova traiettoria. In breve: direzione giusta, velocità insufficiente.
La partita si gioca soprattutto sul sistema elettrico. Qui lo spazio di crescita è affidato in primis a fotovoltaico ed eolico, con un ruolo abilitante delle reti e degli accumuli. Tradotto: servono cantieri continui e iter stabili. La fotografia di metà 2025 dice che il parco impianti è più ampio di ieri — il fotovoltaico supera le decine di gigawatt e l’eolico tiene — e che gli accumuli, dai domestici agli utility-scale, stanno entrando davvero nell’equazione. È un punto di partenza concreto, ma ancora lontano dai livelli richiesti al 2030.

Dentro questo quadro, la cronaca recente aggiunge una nota di realismo: nel primo semestre 2025 la tendenza congiunturale sul fotovoltaico appare in raffreddamento rispetto al 2024 (meno nuovi allacci, meno potenza). È un segnale di flusso, non la smentita del quadro strutturale. Se dovesse prolungarsi a fine anno, aumenterebbe la distanza dal percorso PNIEC; se resterà una pausa di assestamento, la rotta rimane percorribile. In entrambi i casi, la discriminante è sempre la stessa: tempi certi, regole chiare, rete pronta.


