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Approvazione del Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (PNACC) in Italia (MASE).

Il contesto di questo piano si inserisce in una realtà in cui i cambiamenti climatici rappresentano una sfida cruciale a livello globale, e in particolare per l’Italia. L’Italia, essendo localizzata nel “hot spot mediterraneo”, è identificata come una regione particolarmente vulnerabile ai cambiamenti climatici. Questa vulnerabilità si manifesta attraverso una maggiore frequenza e intensità di fenomeni naturali quali alluvioni, erosione delle coste, carenza idrica, siccità, ondate di caldo, e piogge intense. L’obiettivo primario del PNACC è quindi quello di fornire un quadro di riferimento nazionale per implementare azioni volte a ridurre i rischi derivanti dai cambiamenti climatici, migliorare la capacità di adattamento dei sistemi socioeconomici e naturali, e sfruttare eventuali opportunità che emergono dalle nuove condizioni climatiche​​.



Il PNACC è stato elaborato seguendo una strategia in due fasi: una prima fase, che si conclude con l’approvazione del piano, e una seconda fase, che prevede l’avvio delle attività della struttura di governance per definire modalità e strumenti di attuazione delle misure a diversi livelli di governo​​. Questo piano risponde all’esigenza di creare una struttura di governance nazionale e di produrre un documento di indirizzo per una pianificazione efficace e di lungo termine, finalizzata all’adattamento ai cambiamenti climatici. Ciò richiede la definizione di specifiche misure, il potenziamento della capacità di adattamento a livello nazionale, e lo sviluppo di un contesto organizzativo ottimale​​.

Il PNACC si fonda sui principi e criteri d’azione stabiliti dalla Strategia Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (SNAC), adottata nel 2015. Questa strategia ha analizzato lo stato delle conoscenze scientifiche sugli impatti e sulla vulnerabilità ai cambiamenti climatici per i principali settori ambientali e socioeconomici, e ha definito obiettivi specifici per un efficace adattamento, inclusi lo sviluppo e l’attuazione di strategie e piani di adattamento a diversi livelli, l’integrazione di criteri di adattamento in piani e programmi settoriali, e il regolare monitoraggio e valutazione dei progressi​.

Stefano Ciafani, presidente di Legambiente, ha espresso un parere positivo sul PNACC, sottolineando l’importanza della sua approvazione dopo anni di ritardi. Ciafani ha messo in risalto la necessità di stanziare risorse economiche adeguate per l’effettiva attuazione del piano, evidenziando che senza di esse, il piano rischia di rimanere solo sulla carta. Inoltre, ha evidenziato l’urgenza di affrontare la crisi climatica e di attuare le 361 azioni del piano, con particolare enfasi sulla prevenzione e l’adattamento ai cambiamenti climatici. Ciafani ha anche sottolineato l’importanza di intensificare le politiche territoriali di prevenzione e le campagne di sensibilizzazione, per trasformare l’Italia in un esempio di convivenza con l’emergenza climatica​​. (ANSA)

Il WWF, al contrario, ha espresso un giudizio critico sul PNACC. Ha lodato il piano per un’ottima identificazione sintetica dei possibili impatti e problemi climatici, ma ha criticato la mancanza di decisioni chiare e coraggiose, nonché una scarsa identificazione delle azioni da intraprendere e dei relativi finanziamenti. L’organizzazione ha sottolineato che, essendo un piano, è inaccettabile che dopo sette anni si presentino solo “possibili opzioni di adattamento” senza operare scelte concrete, soprattutto a livello nazionale e sovraregionale. Il WWF ha inoltre criticato il piano per la sua mancanza di una programmazione completa in termini di costi e finanziamenti, e per la sua limitata analisi degli impatti socioeconomici e urbanistici. Inoltre, ha evidenziato la necessità di migliorare la governance del piano, ritenuta insoddisfacente per il suo ruolo principalmente divulgativo e informativo. (Greenreport)

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