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Difficile non commentare positivamente il fatto che il Decreto CER sia finalmente entrato in vigore.

Ora aspettiamo i regolamenti attuativi del GSE dopo che vi sia stato dato il via libera dalla Corte dei Conti.  Siamo ottimisti: entro il 31 Marzo tutto l’iter dovrebbe essere completato e subito dopo saranno pubblicati i primi bandi e aperto lo sportello del GSE per le richieste di contributo.

Mi sembra importante sottolineare che:

  • Sia stato confermato un contributo a fondo perduto del 40% su una lista di spese ammissibili compatibili con i valori di mercato limitatamente ai territori dei Comuni con meno di 5000 abitanti.
  • Sia stato deciso il tanto atteso incremento di potenza di ogni singolo impianto da 200kW a 1 MW che i membri di una CER possono realizzare. L’esperienza ci insegna che le dimensioni degli impianti nel “mercato” fotovoltaico sono proporzionali agli interessi degli investitori. Questo incremento della potenza di ogni singolo impianto delle CER apre la possibilità di partecipazione anche alle PMI in genere dotate di capannoni sui quali è possibile installare il MW.

Questa seconda misura è stata tuttavia mitigata da un limite sugli incentivi pagati dal GSE sull’energia condivisa alle PMI. Queste non potranno percepire più del 55% degli incentivi sulla “condivisa” pagati dal GSE alla CER. Se la condivisa fosse, come augurabile in ogni buon progetto di CER, superiore al 55%, la differenza tra la condivisa raggiunta e il limite indicato “dovrà essere destinata ai soli consumatori diversi dalle imprese (senza specificare il tipo di impresa) o a (non precisate) finalità sociali aventi ricadute sui territori ove sono ubicati gli impianti per la condivisione”. 

Si intravvede in questa norma (la vera novità del decreto) l’intento di favorire la partecipazione di soli consumatori alle CER. Questi ultimi potrebbero far parte delle CER senza necessità di alcun investimento con l’obiettivo di ridurre le proprie bollette elettriche in funzione del contributo che i rispettivi consumi contribuiscano all’ammontare di energia condivisa premiata.

Se si vuole cogliere un aspetto “positivo” su questa “mitigazione” che comunque riduce l’interesse alla realizzazione di CER nell’ambito di aree industriali, si può immaginare un meccanismo molto innovativo per favorire, a parità di consumo, uno spostamento temporale delle abitudini dei consumatori cronologicamente più adeguato ai momenti di produzione rinnovabile. Da suggerire che le piattaforme di gestione per il riparto dei vantaggi in favore dei membri delle CER, siano in grado “premiare” quei consumatori che contribuiscano maggiormente alla quantità di energia condivisa. In sostanza un “premio” a chi si adegua a mutare alcune delle abitudini quotidiane che diano un contributo alla condivisa. Una nuova “virtualità” del consumatore che trova qui una risposta economica.

Il legislatore ha anche introdotto alcune norme generali per la rendicontazione e il tempo di erogazione dei contributi. 

In genere la norma prevalente è quella di erogare i contributi in conto capitale (quindi solo per i territori dei Comuni con meno di 5000 abitanti) dopo l’entrata in esercizio commerciale degli impianti costituenti la CER. L’esecuzione dei lavori di installazione non può tuttavia iniziare prima della presentazione dell’istanza di richiesta degli incentivi e questa va fatta dopo aver ottenuto tutte le autorizzazioni necessarie. 

Non sono ancora molto chiari meccanismi che permetterebbero di ottenere anticipi sui costi ammessi: anticipi che, in ogni caso saranno ben al di sotto delle spese previste.

Il tema di come finanziare lo sviluppo di tutta l’operazione resta sostanzialmente aperto malgrado il parziale beneficio previsto per i piccoli comuni.

Giovanni Simoni

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