Skip to main content

Nel corso del 2023, il settore agricolo europeo ha affrontato una serie di sfide senza precedenti che hanno catalizzato una protesta su larga scala, nota come la “protesta dei trattori”. Questo movimento ha attraversato diversi paesi, dall’origine in Germania fino a toccare l’Italia, diventando un simbolo di resistenza e richiesta di cambiamento da parte degli agricoltori, che ha costretto i leader europei a una riflessione profonda sulle politiche ambientali e sui loro impatti sul settore agricolo percepite come restrittive. Appare chiaro che queste manifestazioni, estese da Bruxelles a Roma, evidenziano le complessità e le sfide che il settore agricolo affronta nell’era del Green Deal dell’Unione Europea e del cambiamento climatico. È necessario ricercare un equilibrio tra gli obiettivi di sostenibilità ambientale e la realtà economica degli agricoltori.

La protesta ha evidenziato le tensioni generate dalla strategia “Farm to Fork”, parte del Green Deal dell’UE, che mira a rendere l’Europa climaticamente neutra entro il 2050. Questa strategia prevede una riduzione dei pesticidi, un minor uso di fertilizzanti, un incremento dei terreni ad uso non agricolo, e il raddoppio della produzione biologica. Queste sfide sono state esacerbate da eventi climatici estremi e dalla guerra in Ucraina, che hanno ulteriormente destabilizzato i mercati agricoli europei.

La strategia “Farm to Fork” (Dal produttore al consumatore) è un’iniziativa chiave dell’Unione Europea che mira a rendere i sistemi alimentari più giusti, sani e rispettosi dell’ambiente. Questa strategia è al centro del Green Deal europeo e cerca di affrontare le sfide legate alla sostenibilità dei sistemi alimentari, che oggi sono responsabili di quasi un terzo delle emissioni globali di gas serra. Vedi:
Strategia UE “dal produttore al consumatore” per alimenti più sani e sostenibili

La protesta si è estesa in Italia con diverse manifestazioni che hanno visto gli agricoltori scendere in strada con i loro trattori, bloccando le principali arterie di traffico e manifestando davanti a luoghi simbolici come l’Eurocamera a Strasburgo​​. Le richieste degli agricoltori italiani si allineano con quelle dei loro colleghi europei, lamentando una serie di problematiche tra cui la pressione delle politiche ambientali, la concorrenza dei prodotti alternativi come la carne sintetica e la farina di insetti, e la difficoltà nel mantenere profitti sostenibili a fronte dell’aumento dei costi di produzione e dei mutui.

Sebbene queste politiche mirino a mitigare l’impatto ambientale dell’agricoltura e a contrastare il cambiamento climatico, molti agricoltori le percepiscono come un attacco diretto alla loro capacità di produrre in modo efficiente e a mantenere stabili i livelli di reddito, portando a una riduzione dei margini di profitto in un periodo già difficile​.

Recentemente, la Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha annunciato una revisione delle politiche sui pesticidi e relativi effetti sulle coltivazioni in risposta alle preoccupazioni sollevate dagli agricoltori. Questa mossa è intesa come un tentativo di alleviare la pressione sul settore, dimostrando la volontà di ascoltare e, dove possibile, adattare le misure per conciliare gli obiettivi ambientali con le necessità produttive.

Parallelamente, il governo italiano è alla ricerca di fondi per introdurre uno sconto sull’IRPEF e alleggerire il peso del caro-gasolio sui contadini. Questa iniziativa riflette una crescente consapevolezza dell’impatto economico delle politiche ambientali e fiscali sugli agricoltori e rappresenta un tentativo di offrire un sostegno concreto al settore in un periodo di particolare difficoltà.

In particolare, a Roma, la protesta potrebbe raggiungere un picco, con la presenza di 1.500 mezzi agricoli annunciati, e manifestanti che si dichiarano pronti ad invadere la capitale e che hanno richiesto un dialogo diretto con le istituzioni per trovare soluzioni concrete alle loro richieste, evidenziando la necessità di un sostegno più tangibile per il settore​​​​.

La protesta ha ricevuto una risposta variegata dai governi nazionali e dalle istituzioni europee. Alcune misure sono state introdotte per alleviare la pressione sugli agricoltori, come l’annullamento dei tagli ai sussidi per i carburanti agricoli in Germania e la promessa di riconsiderare le restrizioni sui pesticidi in Francia. Queste mosse, tuttavia, sono state viste da alcuni come insufficienti o tardive.

Vi sono inoltre aspetti più ampi legati alla strumentalizzazione politica delle preoccupazioni agricole. I critici sostengono che alcuni partiti politici hanno cercato di capitalizzare sul malcontento agricolo per promuovere la propria agenda, soprattutto con l’avvicinarsi delle elezioni.

Questa dinamica evidenzia la complessità delle questioni a gioco e il rischio che le legittime preoccupazioni degli agricoltori possano essere utilizzate per fini elettorali piuttosto che risolte in modo costruttivo. Una ulteriore complicazione del dibattito, che introduce una polarizzazione pericolosa: la sfida rimane quella di distinguere tra il sostegno genuino alle cause agricole e la strumentalizzazione politica delle preoccupazioni del settore.

La protesta non è solo una questione agricola, anzi riflette una sfida più ampia nell’ambito della transizione energetica e ambientale. L’appello degli agricoltori per politiche che considerino l’equilibrio tra sostenibilità ambientale e sostenibilità economica tocca direttamente il settore delle energie rinnovabili. È essenziale che le nuove politiche energetiche e ambientali siano sviluppate in maniera inclusiva, tenendo conto delle realtà operative di tutti i settori, inclusi quelli tradizionalmente considerati meno eco-sostenibili come l’agricoltura.

Il dialogo tra agricoltori, politici, e professionisti del settore rinnovabile è fondamentale per creare un futuro sostenibile che “non lasci indietro nessuno”, per dirla attraverso lo slogan preferito del politichese. Però concreto e fondante in ciò che esprime, ovvero ricercare un modello di coesione tra agricoltura, territorio e produzione elettrica green. Iniziative come l’installazione di impianti fotovoltaici su terreni agricoli, senza comprometterne la produttività, piuttosto che la diffusione di impianti di accumulo, di raccolta dell’acqua piovana, di biomasse agricole, sia per la produzione di energia che per il contrasto ad eventi climatici sempre più estremi, possono rappresentare esempi virtuosi di come tecnologia e sostenibilità possano andare di pari passo.

Le CER (Comunità Energetiche Rinnovabili) rappresentano un modello di produzione e consumo di energia rinnovabile a livello locale che permette di bilanciare efficacemente l’utilizzo del suolo agricolo, mantenendo al contempo la produzione energetica. Questo sistema favorisce un approccio partecipativo e democratico alla transizione energetica, valorizzando le risorse territoriali e coinvolgendo direttamente le comunità locali.

L’Agrivoltaico, d’altra parte, offre una soluzione innovativa per i terreni agricoli di piccola dimensione, combinando la produzione di energia solare con l’agricoltura. Questo sistema non solo garantisce la redditività agricola ma contribuisce anche alla produzione di energia pulita, dimostrando come sia possibile unire le esigenze di sostenibilità ambientale con quelle economiche.

Queste nuove tecnologie e modelli non solo rispondono a una parte delle preoccupazioni espresse dagli agricoltori ma rappresentano anche un’opportunità per riconciliare le esigenze produttive con quelle ambientali, promuovendo un modello di sviluppo sostenibile che può essere esteso ad altre aree del settore primario.

La sfida per i policymaker, le aziende e gli agricoltori sarà quella di dialogare apertamente e costruire insieme un futuro in cui l’agricoltura possa prosperare senza compromettere l’ambiente e che possano rispondere e tutelare anche della altre dimensioni della sostenibilità: quella economica e sociale.

Leave a Reply