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La 28esima Conferenza delle Parti (COP28) della Convenzione quadro delle Nazioni Unite, in corso a Dubai, si rivela un teatro di contrasti e contraddizioni in materia di cambiamento climatico. In primo piano, la “valutazione globale” (Global Stocktake) dell’Accordo di Parigi del 2015, con l’obiettivo di limitare il riscaldamento globale a ben al di sotto di 2 gradi Celsius rispetto ai livelli preindustriali. Tuttavia, una recente analisi tecnica ha evidenziato che, nonostante alcuni progressi, siamo lontani dal raggiungere tali obiettivi.

Secondo le ricerche dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) delle Nazioni Unite, le emissioni di gas serra devono raggiungere il picco entro il 2025 e diminuire del 43% entro il 2030 per limitare il riscaldamento globale a 1,5°C. Superare la soglia di 1,5°C potrebbe scatenare impatti climatici molto più gravi.

Durante il World Climate Action Summit a Dubai, la Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha lanciato il “Global Pledge on Renewables and Energy Efficiency” insieme alla Presidenza della COP28 e 118 paesi. Questa iniziativa mira a triplicare la capacità installata di energia rinnovabile a almeno 11 terawatt (TW) e a raddoppiare il tasso di miglioramento dell’efficienza energetica globale dal 2% a circa il 4% annuo entro il 2030. Questi obiettivi supporteranno la transizione verso un sistema energetico decarbonizzato e aiuteranno a eliminare l’uso di combustibili fossili non mitigati (Fonte EU).

In ogni caso, i risultati del rapporto tecnico dello stocktake globale, pubblicato a settembre e base di riferimento della discussione alla COP28 ( https://unfccc.int/documents/631600 ), sono un forte promemoria dell’urgenza della situazione e un appello all’azione.

Tuttavia, non è tanto lo stocktake in sé a essere determinante, quanto la risposta globale, ovvero la risposta dei paesi come Parti dell’Accordo di Parigi, che farà la differenza attraverso un aumento dell’ambizione e un’accelerazione dell’azione.

Il divario tra i paesi sviluppati e quelli in via di sviluppo emerge come una delle sfide più significative. Mentre nazioni come gli Stati Uniti spingono per riduzioni drastiche nell’uso dei combustibili fossili, paesi come Cina, India e Arabia Saudita enfatizzano la necessità di carbone, petrolio e gas naturale per garantire la crescita economica e la sicurezza energetica.

John Kerry, inviato per il clima degli Stati Uniti, ha sottolineato la necessità di porre fine alla costruzione di centrali a carbone non attrezzate per la cattura e lo stoccaggio delle emissioni di anidride carbonica. Allo stesso tempo, i paesi in via di sviluppo criticano i paesi ricchi per non aver ridotto le loro emissioni come promesso, esigendo che onorino gli impegni presi nell’Accordo di Parigi per sostenere la transizione energetica globale.

Questi paesi sono tra i più dipendenti dal carbone e potrebbero ritrattare gli impegni presi attraverso le Just Energy Transition Partnerships (JETPs, accordi internazionali volti a sostenere i paesi in via di sviluppo nella loro transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio), che prevedevano $28,5 miliardi di finanziamenti da parte di nazioni ricche.

Gli Emirati Arabi Uniti, ospitanti la conferenza, hanno annunciato un investimento significativo di 30 miliardi di dollari nel fondo Alterra (“Il presidente della COP28 Sultan al-Jaber, che è anche amministratore delegato della Abu Dhabi National Oil Company (ADNOC), presiederà il consiglio di amministrazione di Alterra” fonte CNBC ) per le energie rinnovabili nei paesi in via di sviluppo, con l’obiettivo di mobilitare 250 miliardi di dollari entro il 2030.

Questo annuncio è parte di un dibattito più ampio sui finanziamenti climatici, con i governi che discutono un nuovo obiettivo di finanziamento. Stati Uniti e Europa suggeriscono che paesi a reddito più alto e considerati in via di sviluppo, come la Cina e gli stati del Golfo Persico, dovrebbero contribuire a questo obiettivo.

Parallelamente, si discute la creazione di un fondo ONU per i danni climatici nei paesi poveri. Gli Stati Uniti e altri paesi ricchi hanno accettato i dettagli chiave per stabilire tale fondo, risolvendo divisioni di lunga data su dove dovrebbe essere localizzato e chi dovrebbe finanziarlo.

Il dibattito sui combustibili fossili e le loro alternative è un altro aspetto critico della COP28: una nota particolare riguarda il nucleare. I sostenitori dell’energia nucleare, che fornisce il 18% dell’elettricità negli Stati Uniti, la considerano una soluzione pulita, sicura e affidabile. Tuttavia, le sfide finanziarie e di sicurezza, come evidenziato dall’annullamento di un progetto per reattori nucleari di piccole dimensioni in Idaho e dalle preoccupazioni sollevate dal disastro di Fukushima, sono ostacoli significativi.

Nonostante ciò, 22 paesi hanno dichiarato l’intenzione di triplicare la capacità nucleare entro il 2050.

Il Presidente designato della COP28, Dr. Sultan Al Jaber, sottolinea la necessità di agire con “ambizione e urgenza” per ridurre le emissioni del 43% entro il 2030 per mantenere l’obiettivo di 1,5 gradi Celsius alla nostra portata. La COP28 mira a un’agenda ambiziosa incentrata sull’accelerazione di una transizione energetica giusta e ben gestita, sulla risoluzione dei problemi del finanziamento climatico, sulla focalizzazione sulle vite e i mezzi di sostentamento delle persone e sull’inclusività totale. (https://www.cop28.com/en/news/2023/12/Oil-Gas-Decarbonization-Charter-launched-to–accelerate-climate-action)

Simon Stiell, Segretario Esecutivo del Cambiamento Climatico delle Nazioni Unite, già in precedenti occasioni ha invitato i governi a studiare attentamente i risultati del rapporto e a comprendere ciò che significa per loro e per l’azione ambiziosa che devono intraprendere. Sottolinea il ruolo catalitico dell’Accordo di Parigi e del processo multilaterale nei prossimi anni, definendo la valutazione globale un momento critico per una maggiore ambizione e un’azione accelerata. (https://unfccc.int/news/un-climate-change-executive-secretary-at-cop28-opening-accelerate-climate-action)

La COP28 si sta rivelando ad oggi un crocevia di strategie contrastanti e complicati equilibri politici ed economici. Mentre la comunità internazionale cerca di affrontare la crisi climatica, le tensioni tra gli interessi economici, politici e le esigenze di sviluppo sostenibile continuano a delineare un percorso complesso e incerto.  Attendiamo gli sviluppi e le conclusioni finali.

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