Sicurezza energetica e produzione delocalizzata: il rischio nascosto dietro la transizione verde europea, con centinaia di gigawatt di impianti fotovoltaici già controllabili da remoto da fornitori extra-UE e una cybersicurezza ancora troppo trascurata.


Mentre l’Europa accelera sulla transizione energetica, puntando sempre più sul fotovoltaico per garantire autosufficienza e sostenibilità, un allarme poco discusso ma potenzialmente cruciale arriva dal cuore del settore: la cyber-sicurezza degli inverter, i dispositivi che regolano e controllano il flusso di energia prodotta dagli impianti solari.

L’allerta è contenuta in un documento ufficiale dell’European Solar Manufacturing Council (ESMC), diffuso il 30 aprile 2025, che lancia un avvertimento chiaro: una parte significativa della rete elettrica europea è oggi controllabile da remoto da soggetti extra-UE, in particolare cinesi. Si parla di centinaia di gigawatt già installati e connessi a inverter prodotti da pochi grandi fornitori, i quali mantengono pieno accesso ai dispositivi tramite aggiornamenti software e funzioni di rete.

Secondo Christoph Podewils, segretario generale dell’ESMC e autore del comunicato, la questione va ben oltre la competizione commerciale: “Oltre 200 GW di capacità fotovoltaica europea sono gestiti attraverso inverter connessi da remoto, in gran parte prodotti da aziende cinesi. Questo significa che, di fatto, abbiamo ceduto il controllo digitale di una porzione essenziale della nostra rete elettrica”. Link al comunicato ufficiale

Il rischio, spiegano i tecnici, non è teorico. Gli inverter sono dispositivi intelligenti, spesso progettati per ricevere aggiornamenti da remoto, modificare parametri operativi o partecipare al bilanciamento della rete. Una vulnerabilità – o peggio, un intervento malevolo – potrebbe comportare lo spegnimento istantaneo di ampie sezioni della produzione solare.

A confermare la gravità dello scenario è un rapporto appena pubblicato dalla DNV, una delle società leader nella certificazione di sistemi energetici: “New report: Solar sector proposes solutions to mitigate critical cybersecurity risks“. Lo studio, commissionato da SolarPower Europe, sottolinea la possibilità concreta di blackout su larga scala, innescati da un coordinamento malevolo dei dispositivi compromessi. L’allarme è rafforzato dal fatto che uno dei principali produttori cinesi di inverter risulta già escluso dal settore 5G in diversi Paesi occidentali e sotto inchiesta in Belgio per corruzione.

L’ESMC propone l’introduzione di una “Inverter Security Toolbox”, simile a quella adottata per le reti mobili 5G. L’obiettivo: definire criteri di rischio per i fornitori, vietare l’accesso remoto per i soggetti considerati ad alta criticità e, in ultima istanza, bandire l’utilizzo di determinati dispositivi sulla rete europea.

La Lituania ha già adottato misure di questo tipo, proibendo dal novembre 2024 l’installazione di inverter cinesi con funzionalità di controllo remoto nei propri impianti: “Lithuania bans remote Chinese access to solar, wind, storage devices

Ma al di là dei dati tecnici e delle risposte regolatorie, la vicenda mette in luce una questione più ampia e irrisolta: la dipendenza europea da una supply chain delocalizzata, spesso controllata da Paesi terzi con cui i rapporti sono tutt’altro che stabili. La lezione del gas russo, che ha mostrato quanto possa costare politicamente e economicamente un eccesso di esposizione strategica, sembra non essere stata completamente assimilata.

Eppure il rischio è analogo. Con la differenza che qui non parliamo di flussi di energia tangibili come gas o petrolio, ma di codice informatico, firmware, accessi remoti e vulnerabilità digitali.

Nella corsa verso la decarbonizzazione, dunque, si apre un nuovo fronte: quello che passa per le backdoor digitali, gli aggiornamenti invisibili e il controllo remoto. Un fronte che richiederà all’Europa non solo investimenti industriali, ma anche una visione politica chiara. “La cybersicurezza energetica – si legge nel comunicato dell’ESMC – non può più essere trattata come una questione secondaria. È parte integrante della sicurezza nazionale. E il momento per intervenire è adesso.

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