Il GSE rinnova la mappa delle configurazioni di autoconsumo e lancia una Vetrina per mettere in contatto le Comunità Energetiche con nuovi partecipanti. Un passaggio interessante, in una fase in cui le CER crescono rapidamente ma molte restano ancora realtà di dimensioni contenute.
Per molto tempo la mappa delle cabine primarie del GSE è stata soprattutto uno strumento tecnico: serviva a individuare l’Area Convenzionale di riferimento e a verificare la possibilità di inserire determinate utenze nella stessa configurazione di autoconsumo diffuso. Oggi quella funzione rimane, ma la mappa racconta qualcosa in più. Accanto alle aree convenzionali compaiono infatti anche le configurazioni di autoconsumo diffuso già qualificate sul territorio nazionale.
A settembre il GSE ha inoltre lanciato la Vetrina delle Comunità Energetiche Rinnovabili, pensata per mettere in contatto CER già costituite con cittadini, imprese ed enti interessati a partecipare.
Attraverso il proprio POD è possibile individuare l’area di appartenenza e verificare le Comunità presenti. Quando una CER sceglie di aderire alla Vetrina e rendere disponibili i propri riferinenti, diventa possibile entrare direttamente in contatto con il referente.
È un’evoluzione interessante soprattutto per il momento in cui arriva: secondo i dati diffusi dal GSE e riferiti ad agosto 2026, sono oltre 4.800 le CER con contratti attivi o in fase di finalizzazione, per circa 400 MW di potenza complessiva e più di 51.000 punti di connessione.
Il numero delle Comunità sta quindi aumentando rapidamente. Ma il numero, da solo, non dice tutto.
L’Electricity Market Report 2025 di Energy & Strategy del Politecnico di Milano aveva già evidenziato come molte configurazioni di autoconsumo diffuso fossero ancora caratterizzate da poche utenze e potenze contenute. Tra le difficoltà rilevate dallo studio c’era proprio quella di aggregare soggetti differenti e costruire una partecipazione più ampia.
Una CER formata da pochi soggetti può naturalmente essere del tutto legittima e accedere ai meccanismi di incentivazione previsti. Ma fermarsi a una configurazione minima significa utilizzare solo una parte delle possibilità offerte dal modello. Le Comunità Energetiche sono infatti nate con un’ambizione più ampia.
La normativa europea ( EUR-Lex – Direttiva UE 2018/2001 ) le definisce come soggetti basati sulla partecipazione aperta e volontaria, il cui obiettivo principale è produrre benefici ambientali, economici o sociali per i membri e per il territorio, non semplicemente un profitto finanziario.
È in questa prospettiva che una CER può esprimere meglio il proprio potenziale: mettendo insieme produzione rinnovabile, cittadini, imprese, enti locali e soggetti con profili di consumo differenti. Pensiamo che la nuova Vetrina del GSE possa contribuire proprio questo punto più delicato del processo: far incontrare ciò che già esiste con chi potrebbe partecipare.
Finora molta attenzione è stata dedicata a come costituire una CER: normativa, incentivi, impianti, requisiti. Era inevitabile, perché si trattava di avviare un modello nuovo. Oggi, con migliaia di configurazioni presenti sul territorio, comincia ad avere senso anche un’altra domanda: non soltanto “dove possiamo costituire una nuova Comunità?”, ma anche “qui ne esiste già una alla quale possiamo partecipare?”
Una mappa non può naturalmente sostituire uno studio di fattibilità, né stabilire quale sia il corretto dimensionamento di un impianto fotovoltaico o quale combinazione di produttori e consumatori sia più efficace. Può però rendere visibile ciò che esiste e facilitare nuovi incontri.
Ed è forse questo uno dei valori più interessante della nuova Vetrina GSE: dopo la fase della costituzione delle Comunità Energetiche, comincia quella, altrettanto importante, della loro partecipazione.

