Secondo l’ultimo rapporto dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, la Lituania è un esempio concreto di come una strategia chiara, centrata su rinnovabili e sicurezza, possa portare a risultati rapidi e strutturali.
C’è un piccolo Paese affacciato sul Baltico che negli ultimi tre anni ha fatto qualcosa di grande. Lo ha fatto in silenzio, senza proclami, ma con una determinazione che oggi trova riconoscimento ufficiale: la Lituania è riuscita a svincolarsi del tutto dalla dipendenza energetica dalla Russia, completando in tempo record la sincronizzazione del proprio sistema elettrico con la rete continentale europea. E adesso – questo il punto chiave – ha le idee chiare su come costruire il proprio futuro: puntare sulle rinnovabili, e farlo davvero.

Il nuovo rapporto pubblicato dall’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) fotografa bene la situazione. È una di quelle analisi che non si limitano ai numeri ma mettono in fila le decisioni, le difficoltà e le opportunità di un Paese che ha deciso di non farsi trovare impreparato. Il documento, presentato ufficialmente a Vilnius il 7 luglio, non solo certifica i progressi già compiuti ma traccia con nettezza la direzione da seguire: elettrificazione, potenziamento della rete e accelerazione sulle fonti rinnovabili.
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Ma se c’è un settore che emerge su tutti, è quello del fotovoltaico. Il sole, in un Paese dove la luce scarseggia per molti mesi l’anno, può sembrare una scelta azzardata. E invece no. L’IEA sottolinea come la produzione elettrica da fonti rinnovabili abbia raggiunto il 76% già nel 2023, un risultato che pochi si sarebbero aspettati in tempi così brevi. La spinta arriva da una combinazione di fattori: semplificazione normativa, incentivi mirati e, soprattutto, una strategia politica che ha messo l’energia al centro delle scelte nazionali.
Ora, come documenta il nuovo rapporto dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), il Paese guarda avanti e punta dritto verso un sistema elettrico “tutto suo”: “Lithuania aims to become a net exporter of electricity by 2030, and of energy by 2050” si legge nero su bianco nell’introduzione del rapporto.
Non è solo un auspicio: è un programma dettagliato, ancorato a numeri e tappe precise. Il piano, noto come National Energy Independence Strategy (NEIS), prevede una crescita massiccia della produzione elettrica interna, alimentata da eolico onshore, offshore e – in misura sempre più ampia – da impianti solari fotovoltaici, che dovrebbero arrivare a 4,1 GW di capacità entro il 2030
La Lituania sta costruendo una vera e propria infrastruttura per sostenere questa transizione, che coinvolge anche i trasporti (altro tema forte del rapporto), il rafforzamento della rete elettrica e sistemi di accumulo. Tutto con l’idea di arrivare al 100% rinnovabile nel medio periodo. E non è solo una questione ambientale: è una questione di indipendenza, di sicurezza, di autonomia.
La voce più autorevole dell’IEA, Fatih Birol, lo dice chiaramente: la Lituania è oggi un esempio per tutti i Paesi europei. Perché ha saputo trasformare una crisi – quella delle forniture energetiche legate alla guerra – in una spinta verso il cambiamento. E se c’è una lezione da portare a casa, è che la transizione energetica non è solo possibile, ma necessaria. Anche e soprattutto per i Paesi più piccoli, purché dotati di una visione chiara.
Forse non farà notizia come un’inaugurazione in grande stile o una mega centrale in Nord Africa. Ma la storia energetica della Lituania vale la pena di essere raccontata a dimostrazione che gli impedimenti tecnologici, economici o, peggio, ideologici, sono sempre subordinati alla volontà politica. Poco importa se motivata dallo spauracchio di una futura aggressione, da un conflitto armato o da altre ragioni meno terrificanti.
Foto di copertina di Evgeni Tcherkasski da Pixabay


