II Ministro Pichetto Fratin annuncia in audizione alla Camera una riscrittura urgente del Decreto “Aree Idonee”. L’obiettivo è sbloccare lo sviluppo delle rinnovabili, ridurre la dipendenza dal gas e garantire un quadro normativo più chiaro per Regioni e investitori.


Roma, 25 giugno 2025 – Il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Pichetto Fratin, è stato ascoltato oggi in un’audizione alla Camera sulla mancanza di chiarezza del Decreto “Aree idonee” per gli impianti rinnovabili, tornata di stretta attualità dopo la recente sentenza del TAR del Lazio e sulla gestione delle scorie nucleari.

Il decreto interministeriale sulle aree idonee, approvato appena un anno fa (giugno 2024), è stato infatti parzialmente annullato dal TAR, che ha contestato la vaghezza dei criteri indicati e l’estensione a 7 chilometri delle fasce di rispetto attorno ai beni tutelati.

Il Ministro ha spiegato che il MASE sta già lavorando alla riscrittura del provvedimento, in raccordo con gli altri ministeri competenti e con le Regioni. L’obiettivo: arrivare quanto prima a un nuovo testo che possa reggere sul piano giuridico e, al tempo stesso, sbloccare l’installazione di nuovi impianti. “Non possiamo più permetterci di rimandare”, ha detto Pichetto Fratin.

Nel suo intervento, il Ministro ha anche toccato il tema del costo dell’energia. Ha ricordato che nel 2024 il gas ha coperto il 42% della produzione elettrica, ma ha finito per influenzare il prezzo del 70% del mercato. Una distorsione, ha spiegato, che potrà essere superata solo aumentando il peso delle rinnovabili e introducendo nuovi strumenti di mercato, come i contratti per differenza.

Il video integrale dell’audizione è disponibile su webtv.camera.it


Di seguito, la trascrizione dell’intervento, a partire dal minuto 25 circa del video.

Pichetto Fratin audizione camera aree idonee
Pichetto Fratin audizione camera aree idonee


L’altra questione dell’audizione erano le cosiddette aree idonee. E allora, come sapete, il decreto legislativo 8 novembre 2021, (…) ha individuato il percorso per l’individuazione delle aree idonee e non idonee alla realizzazione di impianti a fonti rinnovabili, prevedendo un coinvolgimento in prima battuta di MASE, (…) e Ministero della Cultura, che d’intesa con la Conferenza Unificata dovevano definire i criteri e i principi omogenei che indirizzassero l’attività programmatoria delle Regioni e delle Province autonome su ciascun territorio.
La medesima norma ha previsto, oltre alla ripartizione della potenza installata tra le Regioni e le Province autonome, anche sistemi di monitoraggio sul corretto adempimento degli impegni assunti e criteri per il trasferimento statistico.
In attuazione della suddetta disposizione, è stato emanato nel 2024 il DM del 21 giugno, interministeriale, dopo un lungo iter di negoziazione con i ministeri concertanti e con le Regioni. Il provvedimento — questo decreto sulle aree idonee — ha ricevuto molteplici ricorsi, rispetto ai quali il TAR del Lazio si è recentemente espresso il 12 maggio… 13 maggio… Ecco, fatemi bene delle date dal calendario.
In particolare, nella sentenza relativa al ricorso presentato (…), il giudice amministrativo chiede all’amministrazione di riscrivere i principi e i criteri omogenei per l’individuazione delle aree idonee o non idonee, contestando un difetto di specificità e omogeneità che non consente alle Regioni di essere guidate nell’esercizio delle attribuzioni loro spettanti.
Questa volta siamo stati condannati non per aver calpestato i diritti regionali, ma per essere stati troppo largheggianti nelle libertà regionali. Guardo il mio amico G. Marole, ma devi fartene una ragione.
Il TAR contesta al contempo l’assenza di una disciplina transitoria che consenta di salvaguardare le iniziative già avviate prima dell’individuazione delle aree con legge regionale, e l’illegittimità della disposizione che concede la facoltà di incrementare le fasce di rispetto dei beni tutelati alle Regioni fino a 7 km, in quanto competenza esclusiva del legislatore statale.
Quindi torniamo ai 3 km, sostanzialmente, che era la norma originaria: 3 km dai beni tutelati.
Alla luce di tale contestazione stiamo procedendo in questo momento a una rapida revisione del decreto, che sottoporremo alla valutazione dei ministeri concertanti — in questo caso (…), MASE e MIC — e delle Regioni nel più breve tempo possibile. Gli uffici stanno interloquendo e, alla luce degli impegni europei e della necessità di individuare anche le zone di accelerazione, non è più rinviabile un’azione programmatoria di ampio respiro, che si basi su un atteggiamento costruttivo e responsabile di tutti gli attori in gioco.
Dobbiamo garantire l’ordinato sviluppo degli impianti rinnovabili sul territorio, traguardando gli obiettivi del PNIEC, in modo tale da garantire il progressivo abbassamento della bolletta elettrica mediante il disaccoppiamento.
Di fatto, credo che questi dati i commissari li conoscano, se ne rendono conto. Noi non possiamo andare avanti oltre con il prezzo dell’energia determinato dal gas, perché abbiamo un livello eccessivamente basso, ancora, di rinnovabili.
L’aumento delle rinnovabili, la fine del Conto Energia 1, potrà permettere di fare contratti per differenza, e quindi poter fare operazioni che ci facciano traguardare, superare questa situazione di disarticolazione.
La disarticolazione è data dal fatto che il gas, nel 2024, ha prodotto circa il 42% — qua appena sopra il 40% — dell’energia elettrica, ma ha determinato il prezzo per il 70%.
Quindi io ringrazio, e naturalmente sono a disposizione per ogni osservazione che loro vorranno porre.

Immagine in copertina tratta dal video.

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