Skip to main content


Trascrizione  del video

Riguardo al recente DM che è stato adottato a dicembre 2023 dal MASE e poi pubblicato il 13 Febbraio scorso, che disciplina il regime incentivante per per gli impianti agrivoltaici, quello che volevamo chiedere all’ing. Simoni è se a suo avviso, per quella che è la sua esperienza, l’incentivo per come è stato strutturato sia tale da remunerare effettivamente gli investimenti e permettere la realizzazione di un impianto agrivoltaico.  

“Grazie, grazie per l’invito. Io probabilmente non appartengo alla categoria un po’ trionfalistica di questi grandi impianti. Sono ancora esempi sostanzialmente finanziati dai grandi enti elettrici, con i quali peraltro noi lavoriamo da anni e, sappiamo, sui grandi sviluppi non agrivoltaici, solo recentemente anche agrivoltaici, ma ancora un po’ da realizzare. 

Io mi sono occupato recentemente di questo decreto avanzato e, per rispondere alla domanda, una sola frase: qui, per fortuna, si mette al centro l’azienda agricola, la quale può partecipare a un primo settore con contingenti di 300 megawatt direttamente e quindi senza l’introduzione di altri componenti; seconda parte, 700 mega di contingente per un totale di circa come 1 GB di potenza. 

Allora, siccome parliamo di incentivi, il conto capitale e di incentivi tariffari, mi sono andato a guardare “incentivi conto capitale PNRR 40%”, che non è da ridere: un contributo in conto capitale del 40% non si vede da parecchio tempo e quindi sono andato a capire se è possibile in realtà utilizzarlo.  

Dico solo una fase, qui abbiamo tutti un’enorme fretta! Perché entro il 2024 tutti gli impianti che accedono a questo contributo devono essere pronti, autorizzati con la connessione e con la connessione pagata. Entro quest’anno, cioè abbiamo 10 mesi per fare questa roba qua. A meno che non ci sono dei trucchi se uno parte oggi con un progetto AGRIVOLTAICO che abbia le caratteristiche, metriche, la cultura agricola che deve stare in continuità e con un monitoraggio fatto come si deve, dico che è molto difficile. 

Guardiamo i due settori, contingente 300 mega, impianti fino a un megawatt. E qui finalmente ho visto qualcuno che pur da un punto di vista puramente sperimentale, penso che fosse IRE, parla di impianti da un mega.  

Io da un po’ di tempo parlo di impianti da 1 mega, perché l’impianto da un mega è un impianto che in aree idonee si può fare con una dichiarazione di inizio lavori asseverata, e quindi si potrebbe fare anche in fretta avendo le aree, ma c’è un unico problema che bisogna mettere in risalto: è la connessione. La connessione può far saltare il progetto da 1 mega. 

Allora come si supera questa qua della connessione? Non si supera? Ne abbiamo parlato prima. Qui c’è stato un grande meeting sulle reti, sulle infrastrutture, su tutto, ma se voi andate a guardare le proposte recenti di connessione STMG arrivata a soggetti che avevano fatto richiesta, ci sono cose inenarrabili, cioè, non so, 1.200.000 per quattro mega di costo di connessione con pagamento anticipato di 300.000. 1200 giorni di attesa per i lavori. Che sono del tutto fuori… e anche per un mega, cioè: non è che per un mega mi allaccio alla rete che passa lì. Vado in media tensione e se non c’è capacità di rete ho da aspettare tempi che certamente nel 2024.  

Allora noi che abbiamo pensato, che siamo sviluppatori di grandi impianti, da almeno due anni e mezzo io ho istituito all’interno del gruppo Kenergia una divisione che ho chiamato “fotovoltaico diffuso” che si occupa di Comunità Energetiche e di Agrovoltaico, diciamo, fattibile in tempi brevi, chiamiamola così. Allora, ovviamente, per aiutare le aziende agricole. 

Ma io faccio un’altra domanda su questo. Quale azienda agricola ha una disponibilità finanziaria ad allocare in anticipo per realizzare un impianto con 1 Mega? La risposta è zero, nessuno. Quindi o gli troviamo i soldi noi in qualche modo o non lo fa. E perché deve anticipare i soldi? Perché i contributi in PNRR verranno pagati quando, dopo aver realizzato l’impianto e messo in esercizio, l’azienda agricola presenta tutti le spese all’interno di un quadro sostenibile che è il mercato che va bene però pagate attraverso bonifici bancari, quindi lì non ci sono trucchi. Ci vuole questo pagamento anticipato perché porto il progetto entro 2024 all’attenzione del GSE.  

Il GSE mi dice: “…va bene, no, fai questo, correggiamo un po’…”, poi ci mette un timbo, o sono entrato nel registro o faccio lastra, a seconda del contingente e della dimensione dell’impianto, ma se faccio il registro con 1 Mega e se sono inserito in una buona posizione c’ho la certezza che se realizzo un impianto pago tutte le mie cose prima, quando arrivo all’esercizio, dopo aver messo tutto in rete, porto le bollette, le cose che ho speso, in tutti i costi pagati con bonifico bancario al GSE e ricavo il 40%. 

Quindi il problema è molto un problema finanziario che non ho sentito accennare in questo momento, qua dentro, ancora. E allora con AIA ci siamo messi anche a discutere perché io ho tirato fuori questo problema.  

Allora, cosa facciamo? Bisogna vedere quali se c’è un sistema bancario che ha maturato al proprio interno le conoscenze per fare in modo che l’azienda agricola possa essere finanziata. Bisogna vedere se l’azienda agricola è adatta a essere indebitata o se è bancabilmente indebitabile. Perché questo non è affatto detto, per la gran parte delle aziende che oggi abbiamo sul mercato. 

Allora, dicevamo, possiamo fare… facciamo un ATI. Tema: con l’azienda agricola, non è facilissimo fare un’ATI perché un grande imprenditore agricolo, alcuni grandi sanno bene come si fa, sono persone, sono imprenditori economici di grande spessore e l’ATI la conoscono, ma devono fare una società ad hoc, destinare una parte della loro azienda all’ATI, farla insieme a un operatore, perché alla fine i fondi li possono portare la parte elettrica dell’API, che è bancabile sicuramente più dell’azienda agricola. E poi fare un impianto, ma che a quel punto non conviene fare per 1MW,  

Conviene farlo più grande, ma se è più grande o se non è pronto adesso nei termini e nelle condizioni per chiamarlo “agrovoltaico avanzato”, non si fa in tempo a avere l’autorizzazione entro 2024. Quindi? 

Questo è il tema che pongo. E chiaramente ci siamo messi a pensare un po’  tutti per vedere come si fa. Io ho parlato con qualche banca, pensiamo se l’AIAS poi lo delibererà positivamente, anche di coinvolgere pubblicamente l’AMI, l’Associazione bancaria italiana, per capire se qualche banca di territorio che conosce bene magari l’interlocutore agricolo e sapendo che, diciamo, gli elettrici sono in grado di aiutare, di aiutare in tutte le fasi, anche nella preparazione dei documenti, nel parlare col GSE e di fare l’impianto e di farlo autorizzare in tempo, ma deve essere abbastanza piccolo 

E secondo me un’offerta che noi stiamo per fare ad alcune aziende agricole è di fare quella che io chiamo 1+1, faccio un’offerta da 100 kW e offerta da faccio un’offerta di servizio, di progettazione e di finanziamento portandomi dietro le banche. 100 kW e un mega, due offerte diverse, due tika diverse. Se arriva una buona connessione per l’impianto da 1MW, quella da 100 kW, non la faccio, se non arriva cattiva faccio 100 kW e sfrutto un’occasione di questo “agrovoltaico avanzato” che è quella di dare la possibilità di gettare un seme tecnologico e di test sul futuro, sul futuro di diverse culture in diversi luoghi. E lo faccio anche piccolo.  

A quel punto è tutto più abbordabile, non appartiene alla speculazione economica. 

Non so se avete sentito le prime dichiarazioni della nuova Presidente della Sardegna in cui ha detto: “adesso facciamo la moratoria, io non voglio speculatori, grandi speculatori che stanno aggredendo l’isola” Adesso… poi questa sarà rimodellata, però questo è stata la prima dichiarazione nella prima trasmissione televisiva pubblica, dove lei è andata, questo è il tema.” 

Leave a Reply