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Nell’attuale panorama agricolo e energetico italiano, le contraddizioni tra grano duro, proteste dei trattori, tassazioni e agrivoltaico sollevano un interrogativo cruciale: quale è la vera linea politica da perseguire per garantire un futuro sostenibile? Questa domanda si pone come premessa fondamentale nel tentativo di decifrare il complesso mosaico di sfide e opportunità che caratterizzano il settore.

Il grano duro, pilastro dell’agricoltura italiana, si trova al centro di un dibattito che intreccia sostenibilità, economia e innovazione. L’Italia, seconda produttrice mondiale di questa coltura, vanta oltre 1,2 milioni di ettari coltivati e circa 200.000 aziende agricole impegnate, con una produzione annua che sfiora i 4 milioni di tonnellate. La produttività media, leggermente superiore a 3 tonnellate per ettaro, si scontra però con i costi di gestione e la pressione fiscale, evidenziando una realtà in cui il sostegno economico tramite i sussidi della Politica Agricola Comune (PAC) diventa essenziale per molte aziende.

Le recenti proteste dei trattori non sono solo un simbolo di dissenso, ma un campanello d’allarme che richiama l’attenzione sulla necessità di un equilibrio tra produzione agricola e innovazione sostenibile. La dimensione minima per garantire la sopravvivenza di una famiglia agricola, con un reddito annuo minimo di 20.000 euro, richiederebbe la gestione di oltre 30 ettari, una realtà ben lontana per la maggior parte delle aziende italiane, alcune delle quali vengono spinte verso l’abbandono o l’accorpamento.

L’introduzione dell’agrivoltaico si presenta come una potenziale soluzione a queste problematiche, proponendo un modello di coesistenza tra la produzione agricola e quella energetica. Le iniziative del Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC) e del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), insieme al decreto sull’agrivoltaico avanzato, offrono nuove prospettive per il settore del grano duro. Investitori del settore energetico mostrano interesse nel realizzare impianti fotovoltaici sui terreni agricoli, garantendo ai proprietari compensi significativamente superiori rispetto ai tradizionali guadagni dell’agricoltura.

Tuttavia, la recente introduzione di tassazioni sulle aziende agricole che ospitano impianti fotovoltaici solleva nuove preoccupazioni, rischiando di penalizzare sia le imprese agricole che i grandi investitori del settore energetico. Questa mossa contraddittoria mette in luce la complessità delle politiche attuali e l’urgenza di definire una strategia chiara che favorisca un equilibrio tra le esigenze del settore agricolo e quelle energetico.

La recente Legge di Bilancio 2024 ha introdotto cambiamenti significativi per il settore agricolo italiano, ponendo fine a un’importante agevolazione fiscale che per anni ha sostenuto i coltivatori diretti e gli imprenditori agricoli professionali (IAP). Fino al 2023, questi soggetti beneficiavano di un’esenzione dall’IRPEF sui redditi dominicali e agrari, una misura introdotta originariamente nel 2016 e successivamente prorogata di anno in anno fino al 2023. Questa agevolazione ha rappresentato un sostegno vitale per il settore, contribuendo a ridurre il carico fiscale sui redditi agrari e favorire la sostenibilità economica delle aziende agricole in momenti di crisi​.

La novità del 2024 e il cambio della tassazione IRPEF, con la mancata proroga di tale esonero nella Legge di Bilancio 2024 segna un punto di svolta, con il ritorno alla tassazione ordinaria dei redditi agrari e dominicali a partire dal 1° gennaio 2024. Questa decisione ha suscitato preoccupazioni tra gli operatori del settore, le principali organizzazioni agricole e anche il settore degli installatori di pannelli agrivoltaici, che temono un impatto negativo sulla competitività e sulla sostenibilità finanziaria delle aziende agricole, già provate da sfide multiple come la pandemia, la crisi climatica e le tensioni geopolitiche.

Leggi anche il nostro approfondimento: Il DDL 2024 colpisce l’Agrivoltaico: nuove tassazioni sui Diritti di Superficie – Kenergia.it

Alla luce delle contraddizioni che si snodano tra le file dei trattori in protesta e le file di pannelli solari che iniziano a costellare le nostre campagne, la questione non è semplicemente se adottare o meno l’agrivoltaico, ma come bilanciare le esigenze economiche con quelle ambientali e sociali (e alimentari, per sicurezza e qualità). In questo contesto, l’imperativo è trovare risposte immediate, con una politica in grado di agire oggi, ma con azioni impattanti per le generazioni a venire.

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