La prima conferenza italiana dedicata al tema, promossa da ETA Florence con il patrocinio della Reale Ambasciata di Danimarca e di Fondazione UniVerde, ha lanciato i lavori per un “Manifesto per l’agrivoltaico concreto ed efficiente in Italia”.
CIAV Conferenza italiana dedicata all’agrivoltaico, Camera di Commercio di Firenze, oltre 200 partecipanti registrati in rappresentanza di aziende, associazioni, Enti e Istituzioni. Anche solo questa fotografia racconta molto dello stato del dibattito: l’agrivoltaico non è più percepito come un esperimento di nicchia, ma come una possibile scelta strutturale per tenere insieme produzione agricola, fotovoltaico avanzato e sicurezza del sistema elettrico.
L’evento è stato organizzato da ETA Florence Renewable Energies, realtà privata ma con una lunga esperienza nel settore delle rinnovabili, con il patrocinio della Reale Ambasciata di Danimarca – nel quadro del semestre di Presidenza danese del Consiglio dell’Unione Europea – e di Fondazione UniVerde. A questi si sono aggiunti il supporto di European Energy Italia, Next2Sun e Sun’Agri, oltre all’adesione dell’associazione Agrivoltaica ed Ecofuturo. Un mix che tiene insieme competenze tecnico-scientifiche, diplomazia, mondo agricolo e industriale: un contesto che conferma il carattere serio e non meramente commerciale della conferenza.
Dal punto di vista dei contenuti, il filo rosso della giornata è stato chiaro: superare narrazioni superficiali – e spesso ideologiche – sull’impatto del fotovoltaico sui terreni agricoli, riportando il confronto su dati, regole e soluzioni progettuali. I numeri ricordati in apertura sono eloquenti. In Italia esistono oltre 1,5 milioni di ettari di terreni agricoli non utilizzati.
Il passaggio più significativo della conferenza è stato però l’annuncio dell’avvio dei lavori per un “Manifesto per l’agrivoltaico” concreto ed efficiente in Italia. L’iniziativa, promossa dall’associazione Agrivoltaica, punta a raccogliere in un documento di riferimento i 20 punti chiave – tecnologici, agricoli e autorizzativi – necessari per rendere questa tecnologia concretamente scalabile nel nostro paese. Non si tratta di uno slogan, ma di un tentativo di tradurre in criteri operativi ciò che oggi è spesso rimasto confinato in dibattiti generici: altezze minime degli impianti, compatibilità con diverse colture, gestione delle ombreggiature, parametri agronomici misurabili, standard di monitoraggio delle rese, ma anche linee guida per iter autorizzativi più omogenei tra le Regioni.


