IEA ha presentato il World Energy Outlook 2025. Nella conferenza di presentazione, Fatih Birol e il team IEA hanno parlato di “Age of Electricity”, di rischi senza precedenti per la sicurezza energetica e di una transizione sempre più legata alle rinnovabili.
Il mondo dell’energia non è mai stato così affollato di interrogativi. Prezzi che oscillano, tensioni internazionali, nuovi fabbisogni legati a intelligenza artificiale, data center, climatizzazione. A questo si aggiunge un altro livello di incertezza: la dipendenza da filiere di minerali critici concentrate in pochi paesi, che rende più fragile anche ciò che immaginiamo “pulito” e “innovativo”.
L'”Age of Electricity” spiegata senza grafici
In questo contesto, il World Energy Outlook 2025 dell’IEA torna a fare quello che gli riesce meglio: non predire il futuro, ma offrire una mappa di scenari possibili, costruita su dati, progetti, politiche reali. Lo fa ogni anno, ma questa volta il racconto che emerge è particolarmente netto su un punto: stiamo entrando davvero in una nuova fase della storia energetica, quella che Fatih Birol ha chiamato “Age of Electricity”.
Non è solo una formula efficace: è il modo più semplice per descrivere cosa sta succedendo.
Per decenni, quando si parlava di energia, si pensava in primo luogo a barili di petrolio, metri cubi di gas, tonnellate di carbone. Queste fonti resteranno ancora presenti, ma il baricentro si sposta sempre di più da lì a un’altra parola: elettricità.
Nel presentare il rapporto, Birol e il team WEO hanno richiamato alcuni elementi che, messi insieme, raccontano bene il cambio di fase:
- la crescita economica si sposta verso servizi, digitale, sanità, finanza, manifattura avanzata, tutti settori che vivono di elettricità;
- i consumi elettrici crescono molto più velocemente dell’energia complessiva, al punto che entro il 2035 aggiungeremo al sistema mondiale un volume di elettricità paragonabile all’intero consumo attuale di Stati Uniti, Canada, Europa, Giappone, Corea e Australia messi insieme;
- i paesi che trainano questa domanda non sono più solo le economie avanzate o la Cina, ma sempre più India, Sud-est asiatico, Medio Oriente, Africa, America Latina.
A spingere questa domanda non sono solo le “nuove tecnologie”, ma cose molto concrete: condizionatori in case e uffici, pompe di calore, veicoli elettrici, fabbriche di tecnologie pulite, e poi i grandi data center e i carichi legati all’intelligenza artificiale, che stanno diventando a tutti gli effetti una nuova “voce” nei bilanci elettrici dei paesi.
In parallelo, l’IEA fa notare una piccola, grande verità che spesso sfugge: oggi l’elettricità è circa un quinto dei consumi energetici finali, ma già ora regge più del 40% dell’economia mondiale. Più l’economia si “elettrifica”, più diventa vulnerabile a ciò che accade alle reti, alle centrali, alle infrastrutture di distribuzione.
È questo, in pratica, l’“Age of Electricity”: un mondo in cui la sicurezza, la competitività e la stessa vita quotidiana dipendono in misura crescente da quanta elettricità abbiamo, da come la produciamo e da quanto le reti sono in grado di gestirla in modo affidabile.
Se il futuro è sempre più elettrico, la domanda successiva è immediata: da dove arriverà tutta questa elettricità in più?
Qui il World Energy Outlook 2025 è molto chiaro: la crescita della produzione elettrica sarà dominata da tecnologie a basse emissioni, in particolare dal solare fotovoltaico, affiancato da eolico, idroelettrico e da un certo ritorno di interesse per il nucleare in alcuni paesi. Non è solo una scelta “verde”: è un mix di fattori economici, tecnologici e geografici.


