La prima asta FER X raccoglie quasi 12 GW di richieste, con il fotovoltaico assoluto protagonista. Ma i dati Terna mostrano oltre 300 GW di connessioni pendenti: un eccesso che solleva interrogativi sulla capacità della rete e sulla selezione dei progetti.
Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e il GSE hanno comunicato i primi dati dell’asta FER X Transitorio, chiusa il 12 settembre 2025. Le richieste hanno superato le attese: 870 domande per quasi 12 GW di nuova potenza (fonte: MASE e GSE), con il fotovoltaico assoluto protagonista (oltre 10 GW) e l’eolico a quota 1,6 GW. Un risultato che conferma l’interesse travolgente degli operatori e la competitività del nuovo meccanismo di incentivazione.
Ma questo entusiasmo si scontra con una realtà più complessa. Secondo i dati pubblicati da Terna (Rapporto richieste di connessione), le domande accumulate negli ultimi anni hanno raggiunto quota 350 GW. Un numero enorme, pari a cinque volte l’obiettivo fissato dal PNIEC e dal PNRR al 2030 (70 GW). Dentro ci sono grandi progetti fotovoltaici ed eolici, impianti di accumulo e tante iniziative speculative o duplicate. Una massa che, di fatto, intasa le pratiche e blocca capacità di rete che non sarà mai utilizzata.
Il contrasto è evidente: i quasi 12 GW del FER X sono un sottoinsieme più concreto e selezionato di questo mare di richieste, con progetti già autorizzati e in cerca di incentivi. Ma, anche in questo caso, la vera incognita è la rete. Il rischio è che, nonostante il successo formale dell’asta, i progetti non riescano a tradursi in impianti operativi nei tempi utili.
Il problema non è tanto il numero delle candidature, quanto la gestione del sistema. I 350 GW di richieste oggi pendenti intasano la rete e rallentano lo sviluppo reale, con il rischio di aumentare i costi e allontanare nuovi investimenti. Il Decreto Energia in arrivo introduce la decadenza di molte STMG già concesse, superando l’idea che tutte le connessioni possano trasformarsi in impianti, e aprendo la strada al nuovo meccanismo di Open Season. Ma senza tempi certi sulle autorizzazioni, questo passaggio rischia di rimanere zoppo: un impianto sotto i 50 MW, pur soggetto a VIA, può restare fermo per mesi o anni in Commissione MASE, ben oltre le scadenze fissate. In questo scenario la realtà rischia di superare i buoni propositi normativi.
Già dal 2023 Terna segnalava in modo ufficiale come le richieste di connessione avessero superato i 300 GW, oltre quattro volte i target nazionali di decarbonizzazione (Piano di sviluppo della rete 2023). Una situazione che conferma la presenza di un eccesso strutturale di proposte, spesso speculative, rispetto alla reale capacità del sistema. L’asta FER X, con i suoi quasi 12 GW, rappresenta dunque solo la punta più visibile di un fenomeno che da anni accumula pressioni. La questione decisiva diventa se il nuovo meccanismo di Open Season e le misure del Decreto Energia sapranno selezionare i progetti realmente bancabili, distinguendoli da quelli destinati a restare sulla carta. In assenza di criteri stringenti, il rischio è che il settore continui a rincorrere numeri gonfiati senza tradurli in produzione effettiva, lasciando irrisolti i nodi di rete e autorizzazioni.


