L’International Energy Agency sottolinea che espandere la capacità di solare ed eolico non basta: è essenziale integrare efficacemente queste fonti nelle reti esistenti. Un ritardo nelle misure di integrazione potrebbe compromettere la transizione energetica, aumentando le emissioni di CO2 e rallentando la crescita economica.



Il report “Integrating Solar and Wind” dell’International Energy Agency (IEA) si concentra sulla sfida urgente dell’integrazione delle energie rinnovabili variabili (VRE) all’interno dei sistemi energetici, fondamentale per la decarbonizzazione del settore in modo globale. La semplice espansione della capacità delle VRE non è sufficiente: l’integrazione efficace nelle reti elettriche esistenti è altrettanto cruciale.

Il rapporto si rivolge ai responsabili politici e agli attori del settore energetico, fornendo raccomandazioni strategiche su come superare le difficoltà tecniche, economiche e regolatorie legate all’integrazione di queste fonti rinnovabili nelle reti esistenti.

IEA identifica diverse “fasi” di integrazione e diversi livelli di approvvigionamento da fonti rinnovabili. È importante guardare alle esperienze di paesi che hanno già raggiunto fasi avanzate di integrazione delle VRE, come la Danimarca, l’Irlanda e la California. Questi paesi sono considerati modelli da seguire, avendo sviluppato sistemi energetici che riescono a gestire con successo quote elevate di energia rinnovabile, ma le loro soluzioni devono essere adattate e personalizzate per garantire che ogni nazione possa realizzare il pieno potenziale delle energie rinnovabili senza compromettere la stabilità della rete o incorrere in costi insostenibili.

La sfida principale, che accomuna la maggior parte delle nazioni, è la difficoltà di adattare le reti elettriche tradizionali, progettate per gestire fonti energetiche stabili, a risorse rinnovabili intermittenti. Mentre molti paesi stanno rapidamente ampliando la capacità delle loro VRE, l’integrazione efficace richiede non solo la costruzione di nuovi impianti, ma anche modifiche profonde all’infrastruttura della rete e un approccio più flessibile nella gestione della domanda e dell’offerta di energia.

Phases and countries
Phases and countries

Se le misure di integrazione non tengono il passo con l’espansione delle VRE, una parte significativa della nuova energia pulita potrebbe essere sprecata a causa della mancanza di flessibilità della rete per gestirne l’intermittenza. Questo scenario, chiamato “Integration Delay Case” nelle fonti, potrebbe portare a una quota di energia VRE a rischio del 15% entro il 2030 a livello globale (“In our Integration Delay Case, which reflects a situation where countries fail to implement integration measures in line with a scenario aligned with national climate targets, 15% of global VRE generation is put at risk by 2030“, p. 14).

Inoltre, se questo divario fosse compensato da una maggiore dipendenza dai combustibili fossili, le riduzioni delle emissioni globali di CO2 nel settore energetico potrebbero essere inferiori fino al 20% (“…if this gap is compensated for with higher reliance on fossil fuels, the reductions in global power sector CO2 emissions could be up to 20% smaller“, p. 84)

Le preoccupazioni per le sfide di integrazione, come i tempi di attesa per la connessione alla rete e la gestione della congestione, scoraggiano gli investimenti in energia solare ed eolica (“In 2023 more than 3 000 GW of renewable power projects were reported to be in connection queues, and congestion management volumes and costs are rising in places such as Europe and the United States“, p. 14). Così come i ritardi nell’approvazione e nella connessione dei progetti, insieme all’aumento dei costi di gestione della rete, incidono negativamente sulla redditività degli investimenti VRE, rallentando tutto il processo di transizione energetica.

Dal punto di vista economico, un’integrazione ritardata potrebbe comportare costi energetici più elevati per i consumatori. Se i sistemi energetici non sono in grado di integrare ed utilizzare efficacemente le VRE, è probabile che si continui a fare affidamento sui combustibili fossili. Questa dipendenza espone i consumatori alla volatilità dei prezzi dei combustibili fossili e potrebbe comportare costi energetici più elevati. Ironia della sorte, questo significherebbe anche perdere i costi marginali prossimi allo zero associati all’energia solare fotovoltaica, un’opportunità persa per generare elettricità a basso costo (“As VRE sources generate electricity without using fuel, they have near-zero marginal costs, meaning that under economic dispatch they are among the first technologies to be used to supply demand“, p. 41).

Per evitare questi scenari negativi, le fonti raccomandano ai responsabili politici di adottare un approccio strategico e lungimirante. Investire in infrastrutture di rete moderne, promuovere la flessibilità del sistema energetico attraverso tecnologie come l’accumulo di energia (“Another prominent flexibility tool are battery storage systems. Due to their ability to ramp up and down very quickly, batteries are well-suited to compensate for the variability of VRE“, p. 66) e la risposta alla domanda, e riformare i mercati energetici per riflettere il valore dei servizi di sistema forniti dalle VRE sono solo alcune delle azioni necessarie per garantire una transizione energetica di successo.

L’integrazione di quote elevate di VRE richiede una trasformazione profonda dei sistemi energetici. I responsabili politici devono dimostrare leadership, promuovendo la collaborazione tra tutte le parti interessate e incentivando l’innovazione tecnologica. Soltanto così sarà possibile realizzare appieno i benefici economici, sociali e ambientali di un futuro energetico sostenibile.

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