Nonostante il rilancio del nucleare venga proposto come soluzione rapida alla crisi energetica, il “World Nuclear Industry Status Report 2024” svela una verità scomoda: i tempi di costruzione di nuovi impianti sono lunghissimi e incompatibili con le scadenze climatiche. La promessa di abbassare rapidamente i costi dell’energia e delle bollette si rivela un’illusione, mentre le energie rinnovabili continuano a crescere velocemente e a costi sempre più ridotti.
Il rapporto “World Nuclear Industry Status Report 2024” è stato redatto da Mycle Schneider, un consulente indipendente con sede a Parigi, e Antony Froggatt, un altro consulente indipendente di Londra. Al progetto hanno contribuito numerosi esperti internazionali in vari campi, dall’energia alla politica nucleare, provenienti da paesi come Stati Uniti, Regno Unito, Giappone, Austria, Germania e Sudafrica. Questo rapporto è uno studio approfondito che fornisce un’analisi dettagliata sullo stato attuale dell’industria nucleare mondiale e ne confronta l’evoluzione con lo sviluppo delle energie rinnovabili.
Uno dei capitoli che vogliamo analizzare in dettaglio, è il NUCLEAR POWER VS. RENEWABLE ENERGY DEPLOYMENT (pag. 366) e riguarda la competizione tra l’energia nucleare e le rinnovabili nel contesto dell’urgenza climatica e delle politiche energetiche globali.
La crescente attenzione verso il nucleare, vista come una possibile soluzione alle esigenze di decarbonizzazione e sicurezza energetica, viene analizzata con occhio critico, specialmente in relazione alle alternative offerte dalle energie rinnovabili.
Secondo il rapporto, la spinta verso il nucleare è legata a un rinnovato interesse per la sicurezza energetica, in particolare a seguito delle tensioni geopolitiche, come l’aggressione russa in Ucraina. Tuttavia, nonostante l’entusiasmo per un’espansione nucleare, l’analisi evidenzia diverse problematiche che limitano l’efficacia e la tempestività del nucleare rispetto alle rinnovabili.
Uno degli elementi chiave sottolineati è che, sebbene il nucleare venga spesso presentato come una soluzione più efficiente o economica, i dati mostrano che le energie rinnovabili stanno crescendo a un ritmo molto più rapido e con costi decisamente inferiori. Il nucleare richiede anni, se non decenni, per essere sviluppato e messo in funzione. In confronto, le tecnologie rinnovabili come il solare e l’eolico possono essere implementate molto più velocemente, e i costi associati a queste tecnologie sono in continua diminuzione, come confermato dai dati della International Renewable Energy Agency (IRENA) e dell’International Energy Agency (IEA).
Nel 2023, le rinnovabili hanno visto un aumento straordinario, con la capacità totale che ha raggiunto 3.9 TW, rappresentando il 43% della capacità energetica globale. In particolare, il solare e l’eolico hanno avuto crescite annuali rispettivamente del 73% e del 51%. D’altra parte, il nucleare ha aggiunto solo 5 GW di nuova capacità globale, mentre ne ha persi 6 GW a causa della chiusura di centrali obsolete.
Un aspetto cruciale riguarda i tempi di realizzazione. Anche accettando l’idea che il nucleare possa essere una fonte di energia più efficiente, i tempi per la costruzione e l’avvio operativo di nuovi reattori nucleari sono estremamente lunghi. Come indicato nel rapporto, il periodo di sviluppo per un nuovo impianto nucleare può variare tra i 10 e i 15 anni, senza contare le problematiche legate alla localizzazione, alle autorizzazioni e alla forte opposizione pubblica, che spesso ritardano ulteriormente i progetti. Questo rende impossibile contare sul nucleare per rispettare gli obiettivi di decarbonizzazione fissati per il 2030 o il 2050.
Inoltre, come evidenziato dall’agenzia Bloomberg New Energy Finance (BNEF), evidenzia che l’investimento nel nucleare ha rappresentato solo una piccola parte degli investimenti globali in energia pulita nel 2023. Al contrario, le energie rinnovabili hanno attratto 623 miliardi di dollari di nuovi investimenti nello stesso anno (“… overtook the renewable energy sector, which saw an 8% increase to $623 billion…”). Il rapporto chiarisce come questa disparità di investimenti riflette il crescente consenso sulla superiorità delle rinnovabili in termini di costi, tempi di implementazione e benefici ambientali.
Un ulteriore elemento di riflessione è la massiccia campagna di disinformazione a favore del nucleare, che rischia di deviare risorse finanziarie e normative dalle rinnovabili verso progetti nucleari a lungo termine. Chi propone il nucleare come soluzione immediata non tiene conto della realtà dei fatti. Come rileva il rapporto, anche nello scenario più ottimistico, il primo reattore di una nuova generazione di impianti nucleari non potrebbe entrare in funzione prima del 2035, ben al di là delle scadenze critiche per la riduzione delle emissioni di gas serra.
Il “World Nuclear Industry Status Report 2024“, di cui abbiamo preso in esame solo il capitolo riservato al confronto del settore con quello delle rinnovabili, fornisce una panoramica completa e aggiornata dello stato del nucleare nel contesto della transizione energetica.
Ed è proprio questo rapporto a sottolineare, con una certa preoccupazione competitiva e industriale dichiarata esplicitamente, come, nonostante l’interesse rinnovato per l’energia nucleare, le rinnovabili rimangono la scelta più rapida, efficiente ed economica per affrontare la crisi climatica e garantire una transizione energetica sostenibile.
Chi invoca il nucleare come soluzione immediata per la decarbonizzazione dimostra una visione distorta e non informata della realtà, ignorando sia i tempi necessari per lo sviluppo delle infrastrutture nucleari sia la competitività crescente delle energie rinnovabili. La stessa IEA ha pubblicato un report previsionale per il nucleare con una prospettiva di crescita al 2050. Sebbene incrementale è difficile immaginare un costo in bolletta meno caro in tempi breve.
Potete trovarlo qui: “Energy, Electricity and Nuclear Power Estimates for the Period up to 2050“
E con una punta di ironia, viene da aggiungere una nota riguardo il tema della tutela del territorio, che tanto ostacola in modo ideologico il settore fotovoltaico (ed eolico): ovvero il fenomeno del “nimby” (not in my backyard), ovvero la resistenza da parte delle comunità locali all’installazione di nuove infrastrutture. Le opposizioni si basano spesso su preoccupazioni anche legittime, come l’impatto paesaggistico o il rischio di speculazione selvaggia.
Concludiamo quindi con una logica riflessione: se queste resistenze emergono di fronte a tecnologie ben meno invasive, è facile immaginare come la costruzione di centrali nucleari possa scatenare un’opposizione ancora più massiccia e diffusa. Proporre un'”area idonea” per un impianto nucleare non significherà solo affrontare il dissenso dei cittadini, ma anche superare gli ostacoli imposti dalle autorità locali, dalla sovrintendenza ai beni culturali e ambientali e dalle normative di tutela paesaggistica in modo che possiamo facilmente immaginare molto superiore rispetto a quello che sperimentiamo ora nei confronti di impianti “rinnovabili”.
La complessità e la sensibilità di tali progetti rischiano di far esplodere il fenomeno “nimby” in modo incontrollato, allungando ulteriormente i tempi e rendendo ancora più irrealistica l’idea di un nucleare pronto “subito”.
Foto di copertina: Pixabay


